ultimora
Public Policy

Forse al capolinea la “stretta a passo misurato”

I dubbi di Alan Greenspan

La Fed spaccata tra il controllo dei prezzi e il sostegno alla crescita

di Andrea Marini - 28 giugno 2005

Non vorremmo trovarci nei panni di Alan Greenspan. Il presidente della Federal Reserve, la “sfinge”, il “guru” della politica monetaria, colui che è riuscito a traghettare indenne l’economia americana attraverso la tempesta dello sboom di Wall Street del 2000 e del post 11 settembre, si trova infatti di fronte a un dilemma di difficile soluzione: crescita o controllo dei prezzi?

Nel meeting di domani e dopodomani, la Banca centrale americana dovrebbe decidere di innalzare di un altro quarto di punto i tassi di interesse (dal 3% al 3,25%), a un anno esatto dall’inizio della stretta “a passo misurato” partita dal minimo storico dell’1 per cento. Ma già ci sono investitori che affermano che questo sarà il colpo di coda, dopodiché ci sarà l’inversione di tendenza.

Già, perché l’attuale congiuntura sembra essere più complicata del previsto. La crescita dell’attività manifatturiera sta rallentando, sebbene si mantenga ancora positiva negli Stati Uniti; inoltre, l’impatto degli alti prezzi del petrolio con ogni probabilità farà sentire i suoi effetti, escludendo miglioramenti a breve scadenza. Per questo motivo la Fed potrebbe decidere di bloccare la stretta monetaria.

Tuttavia, l’attività industriare potrebbe riprendersi a breve, grazie a una modesta accelerazione nel settore tecnologico e un aumento della domanda negli Stati Uniti, in Cina e Giappone. In aggiunta, la fiducia dei consumatori (un indicatore che la Fed tiene sempre d’occhio nel valutare l’inflazione futura) in maggio è salita, nonostante il costo del greggio sia lievitato e i dati deludenti sul fronte dell’occupazione.

Come se ciò non bastasse, i cospicui flussi finanziari verso gli Stati Uniti, attratti finora dal buon andamento dell’economia, hanno mantenuto i rendimenti dei T-bond a lungo termine a un livello basso: infischiandosene della politica attuata dalla Federal Reserve. Per questo motivo, alcuni analisti prevedono che i tassi americani raggiungeranno il loro picco (tra il 4,25% e il 4%) all’inizio del prossimo anno.

Proprio una brutta gatta da pelare per Greenspan. La “sfinge” dovrebbe andare in pensione il prossimo gennaio: un errore di valutazione a questo punto potrebbe far sentire i suoi effetti negativi su tutta l’economia mondiale e rischierebbe di macchiare la sua straordinaria carriera.

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario