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Se solo esistesse la politica…

I costi del non governo

Il Paese si impoverisce e degrada sempre di più: urge un cambiamento

di Davide Giacalone - 12 novembre 2007

La politica incapace di governare ha un costo, fa scivolare l’Italia. Taluno crede siano “affari loro”, invece sono i nostri ad essere compromessi. E’ un miracolo, ad esempio, che un governo duri un’intera legislatura (non è mai successo) ed è parimenti eroico che la legislatura non muoia nella culla. Come capita a Prodi, si baratta il campare con il governare, durando solo per inutile stizza. Per fare una centrale nucleare, però, servono dodici anni, ovvero 2,4 legislature intere. Nessuno pensa di governare così a lungo, quindi nessuno s’incarica di prendere oggi una decisione della quale non raccoglierà i frutti, e poco importa che omettendola condanna tutti all’impoverimento energetico.

Ne parlò Berlusconi, e parole sensate sono uscite anche dalle bocche di Casini e D’Alema. Fatti, zero. Bersani straparla di partecipazione italiana alla ricerca, spostando la produzione d’energia in un futuro irrealmente lontano. Intanto il petrolio aumenta di prezzo e noi ci difendiamo poco, nonostante il cambio favorito dall’euro forte, perché importiamo direttamente energia elettrica, prodotta con centrali nucleari. Siamo circondati, da Francia, Germania e Slovenia, che se la ridono, come il sole dei falsi ecologisti che hanno tenuto spenta la fonte meno sporca. Ma non basta, perché nel mentre rinunciavamo al nucleare abbiamo anche fermato ogni ricorso alle fonti rinnovabili, e nel Paese dei no a tutto ed a prescindere, abbiamo percentuali ridicole di pannelli solari o eolico. Alla fine pagheremo anche la multa europea, perché inquiniamo troppo. Vaneggiamo di crescita economica, ma omettiamo d’aggiungere che non abbiamo l’energia necessaria, e la paghiamo più degli altri. Questa sarebbe un’emergenza politica, se esistesse la politica. Se esistesse una classe dirigente, e non un’accozzaglia di comizianti senza altra speranza che restare dove sono. Così procedendo il Paese degrada, s’immiserisce dopo essersi impoverito. Ci rincitrulliamo, come dimostra il fatto che si critica l’antipolitica della piazza qualunquista e ci si tiene al governo il Pecoraro Scanio, che ne è uno dei peggiori prodotti. Ci droga una ricchezza ancora diffusa, ci illudiamo che le cose possano cambiare da sole e non ci accorgiamo che il non governo non possiamo più permettercelo. Ci costa troppo.

Pubblicato su Libero di domenica 11 novembre

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario