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Il fisco impazzito

Ho pagato il pizzo

Dallo Stato il cittadino è ricattato. E gli si obbedisce coma ad un guappo

di Davide Giacalone - 16 gennaio 2014

Il sabba fiscale è convocato in seduta permanente. Roba che anche streghe e stregoni ne ricaverebbero un certo logorio. Lo scorso martedì 14 ricevo una lettera dal comune di Roma, anzi “Roma Capitale”. Il contenuto è simpatico, nonché rispettoso dei cittadini: lei deve pagarci due tasse, entro il giorno 16 (cioè oggi). L’avviso, dunque, arriva due giorni prima della scadenza, perché, come si conviene a tutti i cittadini per bene e a tutti i contribuenti onesti, noi teniamo le mazzette di soldi pronte per onorare i nostri debiti. Anche se non ci hanno ancora informato sui medesimi. Un buon cittadino sa che lo Stato, nelle sue varie e variopinte articolazioni, può sempre venire a chiedere quel che non sapevi di dovere, e sa che è già tanto se lo Stato usa la cortesia d’avvertirti, laddove potrebbe direttamente punirti, quindi non è il caso di sofisticare sul così corto preavviso.

Però è sbagliato, perché la scadenza non è il 16, ma il 24. La società privata, ma municipalizzata (Ama), una dette tante false Spa, costruite da un mostro demente che, a seconda dei casi, si traveste da pubblico o da privato, la società, dicevo, ha fatto partire le lettere troppo tardi, fornisce l’avviso con un anticipo ridicolo, ma non per questo è riuscita a sfuggire al cambio di scadenza, nel frattempo deciso dal governo. Ergo: troppo tardi, rispetto ai bisogni di chi deve pagare; troppo presto rispetto a norme e scadenze che cambiano in continuazione.

C’è di più: le tasse sono due, come vi dicevo, ma nella lettera trovo un bollettino per andare alle poste e un F24 da portare in banca. Saranno due sistemi alternativi? Neanche per idea, come recita il testo, redatto in burosupercazzolese e stampato in un corpo che rappresenta una sfida meritevole di denuncia presso la corte dei diritti oculistici, in realtà devo andare in banca per una cosa e alla posta per l’altra. Perché il bravo cittadino non solo tiene sempre i soldi pronti, nel caso glieli chiedessero, ma non ha mai una cippa da fare, talché può buttarsi gioioso in un paio di file, devastando una giornata di lavoro e ringraziando lo Stato per questa meravigliosa occasione di socialità che gli viene offerta.

Mentre sei in fila rileggi ancora la lettera, perché per intimarti troppo tardi di pagare in una data sbagliata ci hanno anche messo sei pagine. Con il che capisci che una delle due cose è una “maggiorazione”. Sarà dovuta? Chi può saperlo? Ci vorrebbe un esorcista. Solo che, in assenza di partiti che rappresentino i cittadini e con quelli dialoghino, in assenza di sportelli pubblici decenti, la mia mail è piena di posta che trabocca indignazione, scritta da cittadini che mi segnalano questo o quell’errore fiscale, questa o quella assurdità, nonché il calcolo sbagliato delle detrazioni che, com’è noto, si potranno avere grazie al fatto che il governo ha alzato le tasse. Come sono buoni! Ci sono italiani che non vivono seduti sul televisore e, fessi quali siamo, tendono a credere a quel che il governo dice, sicché mi scrivono: ma l’Imu non era abolita? Ma le patrimoniali sulla casa non erano scese? Com’è che nel 2014 pago, sommandole, più di quanto pagai nel 2013, che dicono essere l’anno del record? Non volendo supporre che manco al governo son riusciti ad azzeccare un solo numero, suppongono tutti che l’errore li penalizzi in esclusiva.

Allora: posto che so per certo che la data è sbagliata, il resto sarà giusto? Rimango in fila e pago. Le cifre non sono alte, piantare grane mi costerebbe di più. Lascio correre, più che altro lascio scorrere via i soldi miei, con la certezza di buttarli. Solo che alzo il bavero e calco il cappello, non vorrei essere riconosciuto nella vergognosa condizione di chi paga un pizzo senza avere il coraggio di fare una denuncia.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario