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Il Capo della Protezione Civile e le regole

Guido l'indispensabile

Non si può fare a meno di Bertolaso, perché non si è capaci di cambiare e far funzionare le regole della normalità.

di Davide Giacalone - 25 ottobre 2010

Non c’è alternativa a Guido Bertolaso, o, almeno così sembra. A lui tocca risolvere le emergenze e rispondere ai commissari europei che svillaneggiano l’Italia. Nel suo tornare nella trincea della spazzatura c’è la descrizione di uno dei problemi profondi del nostro Paese, cui nessuno è capace di porre rimedio: l’indeterminatezza dei poteri e delle responsabilità, il caos amministrativo, il coacervo di regole che induce solo al non fare niente. Il rimedio è Bertolaso, incarnazione della deroga e dei poteri assoluti. Salvo poi far finta di scandalizzarsi per quanto si era collettivamente voluto, salvo, quindi, mettere in conto a lui quel che è un guasto del sistema.

Ciò spiega la traiettoria della sua vita pubblica: prima osannato capo della protezione civile, apprezzato e utilizzato dai governi di diverso colore; poi responsabile di un numero spropositato d’emergenze, anche quando la supposta emergenza non consisteva in altro che nell’incapacità di far funzionare la normalità; quindi sottosegretario, incassando un importante riconoscimento politico; successivamente oggetto d’inchieste giudiziarie, con paginate e videate dedicate ai suoi presunti intrallazzi, fino alle presunta debolezza delle brache; ora nuovamente chiamato a far da rimedio. Il tutto senza soluzione di continuità, senza orrore per un ingranaggio che esalta e sputtana a giorni alterni, ma sempre incurante dei risultati e orbo sulle responsabilità. Già, perché da noi la forma e la sostanza non convivono, anzi: si detestano.

Chi non si lascia travolgere dallo spettacolo, chi non prende parte ai cori delle tifoserie, chi preferisce guardare le cose con conoscenza della forma e attenzione alla sostanza, vede la faccenda in modo semplice: se prendi uno e continui a chiedergli di agire con immediatezza e saltando i codicilli che bloccano tutto, puoi anche scegliere l’Arcangelo Gabriele, tanto alla fine un magistrato (penale, amministrativo o contabile, ne abbiamo per tutti i gusti) che lo impallina spunta fuori. E se capita che abbia propensioni meno eteree del messaggero divino, poi, buonanotte ai suonatori. Il fatto è che se non si risolve il problema all’origine non ci sono alternative a Bertolaso. Se arrivi al punto che la spazzatura ti avvelena, il bisogno primario è rimuoverla. Se ti riduci a pochi mesi dagli appuntamenti internazionali, non avendo preparato neanche le camere per ospitare i partecipanti, il bisogno immediato è procedere in fretta. Se con le regole normali un qualsiasi sindaco di paesello può fermare una strada, se con quelle le gare pubbliche si svolgono tutte al Tar, perdendo anni e soldi, la soluzione consiste nell’atto d’imperio e nella trattativa privata. Così porti a casa il risultato, ma strangoli la responsabilità amministrativa e la trasparenza del mercato.

A quel punto che si fa? si dà la colpa a Bertolaso? I suoi collaboratori hanno avuto problemi giudiziari anche nel settore spazzatura. Quanti erano stati messi al lavoro per sgomberare le strade dal pattume e ficcarlo da qualche parte si sentivano per telefono, non immaginando di dover procedere a pizzini, e si dicevano che nella tale discarica c’era ancora possibilità di operare, c’era ancora posto, quindi di procedere. Ma la discarica in questione aveva superato i limiti previsti dalla legge, quindi quei signori sono stati perseguiti come delinquenti. Quando capitano cose di questo tipo c’è un solo modo per accettare di divenire carne da processo: essere effettivamente delinquenti. Perché, in caso diverso, l’idea di fare i martiri per avere portato via la roba puzzolente può indurre a reazioni scomposte. Ma, ancora una volta, quei funzionari sono stati prima utilizzati, poi svillaneggiati, infine abbandonati a se stessi. Un giorno, fra molti anni, grazie alla lunga memoria deficiente di internet, qualcuno potrà dire di loro: fu coinvolto nello scandalo dei rifiuti. E spero che abbiamo un bidone di spazzatura a portata di mano, per ricoprirne l’interlocutore.

Non si può fare a meno di Bertolaso, allora, perché non si è capaci di cambiare e far funzionare le regole della normalità. Per questo, con tutto il rispetto, sarà felice il giorno in cui non ne avremo più bisogno.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario