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Le ultime battute della campagna elettorale

Guerra di programmi e di parole

Elettori indecisi e perplessi, perché mancano scelte effettive e tendenze di lungo periodo

di Elio Di Caprio - 31 marzo 2006

Dopo il contratto “alla lavagna” di Berlusconi nel 2001, semplificato con grafici e scadenze in maniera che gli italiani potessero facilmente giudicare della sua attuazione, nessuno si sarebbe aspettato dopo cinque anni che il centro-sinistra non trovasse di meglio da opporre che un voluminoso programma di più di 280 pagine che tutti dovrebbero o potrebbero leggere per capire, in materie per definizione complesse, i dettagli della futura azione di un governo di centro-sinistra.
E" vero che la semplicità può sconfinare nel semplicismo e, come nel caso del “contratto” di Berlusconi con gli italiani, l"opinione pubblica può restare doppiamente delusa perchè il contratto non è stato totalmente rispettato e non è entrata in funzione neppure la clausola-chiave che prevedeva un passo indietro dell"attuale Presidente del Consiglio in caso di inadempienza.
Di contro il programma di centro-sinistra del 2006 risulta troppo vasto e di una vaghezza obbligata sui punti critici di più difficile accordo tra le diverse componenti della coalizione. Diventa perciò uno speculare manifesto di demagogia, concepito solo per accontentare tutti o non scontentare nessuno. Tanto è vero che oggi il centrodestra ha facile gioco ad attirare l"attenzione dell"opinione pubblica sulle contraddizioni degli avversari, costringendoli a venire allo scoperto sulle vere decisioni che hanno in mente di attuare, una volta al Governo del Paese. Di qui il riaccendersi delle polemiche, prima sui pacs , ora sulla politica fiscale del centro-sinistra: se la componente “moderata” dell"Udeur cerca di distinguersi temendo di alienarsi le simpatie del ceto medio e lancia messaggi tranquillizzanti su come e quanto tassare bot e cct di nuova emissione, al centrodestra non rimane altro che riproporre il “quoziente familiare” per una tassazione più equa. o una revisione dell"ICI sulla prima casa.
Ma perchè tali misure non sono state attuate dal centro-destra nella legislatura che sta finendo? Quali forze oscure lo hanno impedito? Sull"altro fronte ci si può chiedere perchè, nonostante un programma minuzioso e a lungo studiato, vengano già fuori le prime crepe nel centro-sinistra su un tema così importante come il programma fiscale da proporre agli italiani.
Alla fine dovremo tutti accontentarci, visto che i programmi elettorali non possono inimicarsi nessun ceto e nessun gruppo organizzato, della miracolistica promessa che tutti i nostri problemi di bilancio saranno risolti, per l"ennesima volta, con una lotta “dura “ all"evasione fiscale. E tutti faremo finta di crederci.
Gianfranco Fini, quale politico di lungo corso che ha cominciato la sua carriera ai tempi della “prima repubblica”, ammette francamente che i programmi elettorali si fanno perchè si devono fare, ma poi conta l"azione di governo.
Cosa ci possiamo aspettare dal centro destra sulla base di quello che ha fatto o non ha fatto, o dal centrosinistra dotato di un programma onnicomprensivo la cui attuazione sarà condizionata dal peso specifico ed elettorale delle sue diversissime componenti?
Non erano nel “contratto con gli italiani” le leggi “ad personam” o i condoni che il centrosinistra continua ad addebitare all"attuale governo e tanto meno la messa in discussione dell"art.18 sui licenziamenti dei lavoratori. Eppure sono stati i primi provvedimenti che hanno qualificato o squalificato – a seconda dei punti di vista – il governo Berlusconi .
Così come nessuno si aspettava in maniera precisa che la politica del centro-destra, nell"ampia platea del ceto medio, privilegiasse il lavoro autonomo rispetto a quello dipendente o che facesse aumentare la spesa pubblica invece che restringerla.
Al di là dei programmi è perciò più congruo fare attenzione alle scelte effettive ad alle tendenze di lungo periodo. Se poi guardiamo alla coalizione del centro sinistra con tutte le sue contraddizioni non possiamo trarne elementi di tranquillità ed ottimismo.
Certo contano anche i “valori”, la politica estera, la sicurezza, la politica sull"immigrazione, la laicità dello Stato , la regolazione dei mass media , ecc., ma tutto ciò dovrebbe costituire un sottofondo comune alle due coalizioni in campo. Invece da noi non è così e le smagliature più vistose in proposito si avvertono più nel centrosinistra, dato per vincente, che nel centrodestra. Si preannuncia dunque una nuova, difficile transizione.
Quanto dovremo attendere perchè si possa giudicare, sulla base di valori condivisi, più sulla politica che sulla demagogia, più sui fatti che sul detto e non detto? Si pensava che il bipolarismo potesse costituire una svolta pragmatica che costringesse le forze politiche a coalizzarsi per far emergere indirizzi uniformi posti in concorrenza sul mercato elettorale. Invece ci troviamo a dover fare i conti con un bipolarismo velleitario che sarà ancora più corroso dall"attuale sistema elettorale, qualunque sia l"esito della competizione in corso. Forse il numero degli indecisi, accreditati ora a più del 20%, dai vari polls elettorali, diminuirà. Ma non quello dei perplessi.

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