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Caso ellenico, vera intesa o un momento di pausa?

Grecia, meglio tardi che mai

Resta da affrontare il problema delle politiche economiche e della riforma del Patto di stabilità e crescita

di Angelo De Mattia - 13 aprile 2010

Meglio tardi che mai. La situazione greca non è in assoluto raffrontabile con quella dell’Argentina della grande crisi né con quella dell’Italia del 1992. Ma soprattutto con quest’ultima – che si caratterizzò per una emorragia delle riserve valutarie a seguito di un violentissimo attacco alla lira per oltre 30 mila miliardi – ha diversi punti di somiglianza. Anche per gli iniziali tentennamenti sulle misure da adottare. Finalmente, domenica, l’Eurogruppo ha capito, sotto l’incombere delle pressioni dei mercati in questi giorni e delle preoccupanti prospettive, che ogni ulteriore indugio nell’assumere una decisione concreta, all’esame da oltre sessanta giorni, sarebbe stato catastrofico. E così si è finalmente messo nero su bianco per l’intervento di sostegno alla Grecia.

Il presidente Jean-Claude Juncker ha parlato di misura difensiva, il cui utilizzo arrecherà beneficio non solo alla Grecia, ma all’intera area dell’euro, che così risulterà protetto. Che si possa dire in maniera non retorica che quella espressa con il sostegno deciso è una manifestazione di solidarietà e responsabilità dell’Europa con la Grecia è affermazione che andrà sottoposta al beneficio d’inventario nelle prossime settimane. Ieri i mercati ( borsa di Atene, rendimenti e spread dei titoli pubblici ) e l’andamento dell’euro hanno risposto positivamente; ma è oggi la prova più importante, anche se non definitiva, perché occorrerà verificare quale esito avrà il collocamento di bond ellenici per 1,2 miliardi. Insomma, gli effetti della terapia, per ora solo annunciata al malato, dovranno essere attentamente seguiti prima di emettere un giudizio complessivo sul decorso della malattia e sui caratteri della prognosi.

Non giova piangere sul latte versato; e tuttavia non si può non rilevare che un più tempestivo intervento avrebbe certamente avuto un onere minore , sarebbe stato di più sicura efficacia, avrebbe impedito le turbolenze sinora verificatesi. Cosa fatta capo ha. Sempreché di ciò si tratti e non comincino le distinzioni di chi, dalla Germania – si spera che si tratti di voci isolate - continua a considerare l’intesa di domenica come per ora solo un accordo tecnico. Il raffronto di quest’ultimo con un estintore appeso alla parete, che non fornisce alcuna informazione sulla possibilità di un suo utilizzo, secondo l’immagine alla quale è ricorso un portavoce del governo tedesco, non è del tutto rassicurante. A prescindere dal fatto che l’accesso al prestito presuppone - ma dovrebbe essere naturale - una richiesta di attivazione da parte del governo ellenico.

La prospettiva delle elezioni regionali tra poco meno di un mese nel Nord/Reno – Westfalia sta finendo con il rappresentare la classica goccia che fa traboccare il vaso del rigorismo ( non del rigore ) germanico. Probabilmente, queste votazioni, nella visione della Cancelliera Angela Merkel, valgono bene, non una messa come nella nota vicenda storica, ma un atteggiamento di resistenza alle più ragionevoli posizioni espresse da altri paesi della zona-euro, per sintonizzarsi, invece, con la propensione più corporativa dell’elettorato.

Altro, allora, che aspirare a un ruolo di guida a livello europeo. Piuttosto una concezione assolutizzante, riflessa nell’agire della Cancelliera, degli interessi nazionali, che induce a non vedere i rischi sistemici di cui è gravida la crisi greca e che consente a un qualche cedimento solo quando, sempre in campo nazionale, il governo deve fare i conti con le banche tedesche esposte per importi non irrilevanti con la Grecia. Domina, allora, la linea Bundesbank, la candidatura del cui presidente , Axel Weber, al vertice della Bce viene rilanciata in questi giorni in Germania ? Ci candidiamo, anche noi, a essere Bundebank-dipendenti, con una siffatta visione dei problemi europei?

Il tasso del 5 per cento per il rimborso del previsto prestito europeo di 30 miliardi, che sarà ripartito tra i membri dell’Eurosistema secondo le percentuali della partecipazione delle banche centrali nazionali al capitale della Bce, è sicuramente elevato – non molto discosto dai tassi assai pesanti oggi pagati per il collocamento dei titoli greci – date le condizioni dell’economia ellenica, quasi da buon affare per il prestatore. Occorrerà vedere, nel medio-lungo termine, una volta che al prestito si ricorrerà, come tale onere finirà con l’impattare sulla crescita. La Francia avrebbe voluto che fosse previsto un onere minore, come sarebbe stato più giusto, ma ci si è dovuti allineare alle pressioni tedesche che avrebbero preferito, probabilmente, un tasso di interesse ancora più alto.

C’è, dunque, in questa complessa vicenda – nella quale l’Europa é sembrata, fino a domenica, offrire il meglio delle incomprensioni, dei ritardi e delle resistenze – un allentamento del rapporto privilegiato tra Germania e Francia? Si aprono possibilità per un ben diverso attivismo dell’Italia che, fino a un certo punto, è apparsa defilata sul progetto di sostegno all’economia greca e, più in generale, sui rischi di estensione del focolaio ad altri paesi, magari nel presupposto della netta differenza delle nostre condizioni rispetto a quelle elleniche? Barroso ha ribadito, a questo riguardo, che l’economia italiana è solida e forte , anche se, come altri paesi, è chiamata a uno sforzo sui conti pubblici. Ma ciò, naturalmente, non autorizza affatto alla tranquillità nell’ipotesi dell’estensione delle difficoltà ad altri paesi Oggi, l’Italia potrebbe occupare uno spazio che sembra essersi aperto a iniziative per un diverso ruolo dell’Europa.

Dunque, da un lato, c’é il prestito messo a disposizione con il non affatto modico onere, al quale seguirà l’intervento ( per 15 miliardi) del Fondo monetario internazionale con tassi – si spera – più moderati; dall’altro, il governo ellenico deve accelerare l’attuazione delle misure di stabilizzazione e di risanamento adottate. In Italia, nel 1992, al sostegno tedesco in materia di riserve si accompagnò una delle più dure leggi finanziarie della storia e seguì l’accordo triangolare sulla politica dei redditi. L’obiettivo principale, oggi, è quello di evitare che i ritardi nella soluzione della crisi greca scatenino pressioni ancora più forti su altri paesi, quali il Portogallo e la Spagna ( ma anche l’Irlanda ).

Non mancheranno problemi applicativi, in particolare a proposito delle condizioni del finanziamento e del ruolo che svolgerà il Fondo monetario in relazione alle attribuzioni della Bce. E’ importante che si ponga in essere una stretta sorveglianza europea, ma, prima ancora, che si dia veramente l’immagine della compattezza e della determinazione della zona-euro nell’attuazione dell’intesa, senza riserve mentali e senza pretendere applicazioni restrittive. Se molto si gioca su ciò che si comunica ai mercati, ai risparmiatori, ai cittadini, il primo dovere è, allora, offrire una visione netta, trasparente, senza “se” e senza “ma”, come si direbbe oggi, dell’accordo.

Poi occorre, di pari passo, emanare le nuove norme, da lungo tempo in gestazione, su derivati, hedge fund, agenzie di rating. Il prestito è solo una parte. La vigilanza e i controlli esigono altro: sarebbe gravissimo se, per questi altri aspetti, si dovesse assistere ai lunghissimi indugi che abbiamo dovuto fin qui constatare. Più in generale, vi è il problema delle politiche economiche europee e della riforma del Patto di stabilità e crescita. Insomma, l’intesa dell’11 aprile può rappresentare l’inizio di un nuovo corso nel Vecchio Continente oppure, prevalendo fattori di resistenza e gli egoismi nazionali, può costituire solo un momento di pausa in un processo regressivo. Va da sé che è quest’ultima la prospettiva assolutamente “vitanda”.

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