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Cosa si sta facendo e cosa si dovrebbe fare

Graziando non si chiude con l’odio

Il caso agita il dibattito perché è oramai difficile distinguere colpevoli da innocenti

di Davide Giacalone - 01 giugno 2006

La grazia a Bompressi è stata concessa, quella a Sofri lo sarà. Va bene così, ma a patto d’intendersi su cosa si sta facendo e su cosa si dovrebbe fare. Graziare i due condannati per l’omicidio Calabresi non è un semplice atto umanitario, né riguarda solo i sentimenti della sua famiglia, piuttosto è un giudizio sul processo. Dice il ministro Mastella: sono passati molti anni, ed i due condannati sono malati. E’ vero, ma il tempo è passato e ci sono malati anche in molti altri casi, di cui nessuno parla. Quindi, non ci si nasconda dietro un dito, il caso Sofri (che se fosse solo per Bompressi, il poveretto sarebbe stato dimenticato) agita da anni il dibattito perché egli è stato condannato quando oramai era difficile distinguere colpevoli da innocenti ed al termine di un iter processuale pazzesco. Graziando i due condannati si condanna quel processo (a proposito, ce n’era un terzo, Pietrostefani, latitante dal giorno della sentenza, che si fa, con lui?).
Il processo subito da Sofri e Bompressi, però, non è stato particolarmente più ingiusto, lungo e surreale di quello che subiscono centinaia di migliaia di altri cittadini italiani. Concedere la grazia ai due senza porsi il problema del tritacarne giudiziario è un atto effimero, oltre che ingiusto. Quel gesto, quindi, si accompagni alle proposte di riforma, che non solo sono urgenti (da anni) e necessarie, ma rese anche possibili dal clima politico, con un centro destra che sarebbe richiamato alla responsabilità ed un centro sinistra dove il responsabile giustizia di rifondazione comunista, Giuliano Piasapia, si dimostra fra le persone più ragionevoli. Arrivati in fondo ci si ponga il problema della più vasta clemenza, non per bontà d’animo, ma per non ammazzare nella culla la riforma.
La grazia a Sofri, invece, non può essere data al fine di “chiudere la stagione d’odio e di violenza”. Intanto perché l’interessato s’è sempre detto innocente, poi perché l’odio e la violenza hanno fatto scorrere l’ancora caldo sangue di Biagi, meritando la più dura repressione, non l’umana comprensione. Infine perché, per fare i conti, quelli veri, con il nostro passato non dovrebbero essere graziati anche Fioravanti e Mambro, ma dovrebbe riconoscersi che il processo per la strage di Bologna non è stato sfiorato dal dono della verità. E torniamo, come si vede, al nodo del processo, cui non si può sfuggire e che è la vera sostanza politica di tutta la faccenda.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato su Libero del Primo giugno

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