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Prodi e Padoa-Schioppa nella gabbia del Tfr

Governo vs alleati e parti sociali?

Una questione mal impostata, mal gestita, di dubbia e inquietante soluzione

di Alessandra Servidori - 23 ottobre 2006

La situazione è difficile e gli azionisti di maggioranza del nuovo Governo, prendono le distanze dal comandante Prodi che sta cercando confusamente di portare in porto la Finanziaria. Così prima Piero Fassino, poi Massimo D’Alema, poi il ministro Fabio Mussi (con dimissioni minacciate se all’Università non si “restituiscono” le risorse tolte) si affrettano a dichiarare la volontà di una linea economica riformista che proprio non si vede. E’ dunque la tormentata vicenda della liquidazione dei lavoratori (tfr) l’ultimo strenuo tentativo di una tregua necessaria per non tornare a casa. Il Governo e le parti sociali hanno formalmente sottoscritto l"intesa raggiunta, giovedì scorso, sulla spinosa questione del trattamento di fine rapporto. Con questa operazione Prodi e Padoa-Schioppa sono riusciti a prendere fiato su uno dei punti più controversi (ed essenziali per il “piano dei conti”) della manovra e a disinnescare il principale motivo di conflitto con la Confindustria. Che i rapporti tra la più importante organizzazione degli imprenditori e l"attuale esecutivo restino difficili lo si arguisce dai giudizi pesanti (senza appello) espressi da Luca di Montezemolo sulla Finanziaria “classista”, nello stesso giorno in cui persino il principale partito della maggioranza – la Quercia – ha preso le distanze dall"impostazione della manovra di bilancio. Se un evento politico di tale rilevanza fosse accaduto nella famigerata Prima Repubblica, il presidente del Consiglio in carica ne avrebbe tratto le conseguenze con le dimissioni. L"accordo sul tfr (che – sia detto per inciso – ha suscitato persino le ire della Lega Coop) costituisce, del resto, la prova provata del fatto che questa Finanziaria “si abbatte, non si cambia”. La soluzione trovata per la futura allocazione del tfr è destinata a causare molti più problemi di quanti ne risolva. Vediamo perché. Le nuove regole prevedono che, a partire da primo gennaio prossimo, i lavoratori potranno scegliere di rimanere nel regime vigente per il trattamento di fine rapporto (lasciandone il relativo accredito nel bilancio dell"azienda per riscuoterlo al momento della risoluzione del rapporto di lavoro, salvo avvalersi delle possibilità di anticipazione); oppure, gli stessi potranno investire il rateo annuo in una delle forme di previdenza complementare di loro scelta (fondo negoziale, aperto, piano individuale). Nel caso che restino inattivi ("silenti"), scatterà la procedura detta del : il tfr sarà versato nel fondo pensione a cui è collegata l"azienda. La quota di tfr rimasto nel posto di lavoro (per decisione dei lavoratori che, poi, ne sono gli unici titolari) sarà trasferita interamente (non più in misura del 50% come previsto inizialmente) alla Tesoreria in un conto gestito dall"Inps “per finalità pubbliche”. L"impresa (in cambio della rinuncia all"autofinanziamento derivante dagli accantonamenti delle liquidazioni) riceverà alcune compensazioni di carattere contributivo e fiscale. Dall"obbligo del versamento vengono esentate (è questa la principale novità dell"intesa che sarà sottoscritta oggi) le imprese con meno di 50 dipendenti, per le quali continuerà a valere la precedente disciplina. Che dire? Con le innovazioni della Finanziaria si metterà una pietra tombale sullo sviluppo diffuso della previdenza complementare, la quale si qualificherà sempre più come un affaire dei dipendenti sindacalizzati della media e della grande impresa (in tutto poco più di 20mila unità produttive). E" fin troppo evidente che, nelle minori imprese (sono milioni), il datore non avrà difficoltà ad assecondare la predisposizione dei dipendenti a lasciare le liquidazioni (a ) nel bilancio aziendale. Inoltre, lo stesso imprenditore starà molto attento a varcare la soglia dei 50 dipendenti. Assumendo il 51°, dovrà trasferire all"Inps l"importo del tfr di tutte le maestranze occupate. Hanno inventato, insomma, un nuovo applicato alla previdenza complementare ed imposto un vincolo in più alle imprese intenzionate a crescere. E" da dimostrare, poi, che il flusso delle entrate, dopo la modifica, sia analogo a quello preventivato col precedente meccanismo, quando tutte le aziende erano sottoposte alla “nazionalizzazione” di metà del tfr. Insomma, la liquidazione dei lavoratori, che rappresenta per il popolo italiano il giusto premio meritato e guadagnato per tutta la vita lavorativa, è e rimane una questione mal impostata, mal gestita, di dubbia e inquietante soluzione.

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