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Basta inseguire Grillo

Governo subito

Pd e Pdl si parlino e si assumano la responsabilità di fare un governo, anche se a tempo e con pochi obiettivi.

di Enrico Cisnetto - 03 marzo 2013

Siamo nel pieno di una tempesta perfetta, in cui si somma il drammatico avvitamento dell’economia reale con la crisi politico-istituzionale che nasce dall’ingovernabilità prodotta dalle elezioni. La fotografia ormai nitida di quanto è successo nel 2012 alla nostra economia – recessione del 2,4%, produzione industriale in ulteriore calo di 6,6 punti, disoccupazione al 10,7% con il Sud al 17,2% e i giovani al 36,6%, mortalità delle imprese pari a mille al mese, consumi giù del 4,3%, pressione fiscale record al 44% che diventa 55,5% in termini reali, debito pubblico al 127% del pil, deficit sceso ma solo al 3% – lascia già il passo a indicatori peggiorati già nel primo bimestre del 2013. Abbiamo perso già perso un punto di pil, la disoccupazione è cresciuta all’11,7%, produzione, fatturato e ordinativi dell’industria manifatturiera sono in ulteriore calo. Le banche, pressate da (giusti, ma talvolta ossessivi) controlli di Bankitalia, faticano a stare in piedi e difficilmente potranno mettere benzina in un motore che comunque non gira di suo, asfissiato dal perverso meccanismo dei mancati pagamenti tra clienti e fornitori, alimentato dalla scandalosa astensione dalla quietanza delle fatture da parte delle pubbliche amministrazione, il cui debito occulto ha ormai raggiunto e probabilmente superato i 100 miliardi.

La prospettiva, se nulla dovesse accadere sia in termini di soccorso alle imprese che nella creazione di un clima di fiducia (o almeno di minor sfiducia), è quella di una nuova, ben peggiore pandemia industriale e nel campo dei servizi. Già, ma cosa può accadere se l’Europa non è ancora riuscita ad andare al di là dell’intervento, salvifico ma congiunturale, della Bce, e se in Italia è in dubbio la possibilità che nasca un qualsiasi governo? Chi ha la responsabilità di assumere decisioni, a cominciare dal Capo dello Stato – che in questi sette anni al Quirinale l’ha sicuramente usata per il meglio – prima di tutto si guardi questi dati e si faccia un giro (che sarebbe stato bene fare in campagna elettorale, ma meglio tardi che mai) tra i capannoni vuoti che rendono spettrale l’ex mitico Nordest e le lande desolate del Mezzogiorno. Altro che inseguire Grillo: queste “rincorse” l’abbiamo già viste fare con Verdi e Lega, e i risultati a dir poco devastanti dell’ambientalismo komeinista e del federalismo si vedono marchiati a fuoco sulla pelle del Paese.

Qui bisogna trovare subito una soluzione, come ci ha fatto capire il ministro tedesco Schäuble senza tanti giri di parole (seppur più educate di quelle del socialdemocratico Steinbrueck), perché c’è in gioco la sicurezza dell’Italia e quella dell’Europa. Come? Prima di tutto evitando tatticismi tipo “governo che si conquista il consenso in parlamento” (e chi gli vota la fiducia?). Bersani ha ricevuto da Grillo una risposta scontata e meritata. Adesso basta. Pd e Pdl, auspice Napolitano, si parlino e si assumano la responsabilità di fare un governo. Non ci sono le condizioni per formare un esecutivo stabile? Pazienza, si faccia un governo a tempo con alcuni obiettivi – per quello che mi riguarda: legge elettorale o tedesca (meglio) o francese, e convocazione di un’Assemblea Costituente per riscrivere in modo condiviso le regole e gli assetti istituzionali – ma si faccia. Ricordatevi che 5 Stelle i voti li ha presi grazie ai vostri fallimenti, non dategliene degli altri.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario