ultimora
Public Policy

La recessione continua

Governo immobile

Il caso-Berlusconi sta diventando un alibi. Servono scelte, non scuse per scansarle.

di Davide Giacalone - 12 settembre 2013

Siamo ancora in recessione, i mesi a venire avranno ancora il segno meno, siamo rimasti gli ultimi e quando ricomparirà quello positivo sarà davanti a percentuali asfittiche. Eppure c’è chi va parlando di luce in fondo al tunnel. E’ fioca, lontana e non dipendente da nostri meriti. Lo spread italiano ha superato quello spagnolo, pur avendo noi fondamentali migliori. Quel che pesa non è il dubbio sulla stabilità, ma la certezza dell’immobilismo. Intanto la scuola affonda nella mediocrità e il governo (Pd e Pdl felicemente uniti) sa solo assumere senza controllo di qualità, ampliando la spesa corrente. Il balletto dell’Imu è inconcludente, eppure non concluso. La pressione fiscale resterà satanica. Con questo (scusate se è poco) non intendo dire che la sorte di Silvio Berlusconi è secondaria, ma che va affrontata con ben altra serietà. Matteo Renzi stia attento a far lo spiritoso: game over ci finisce l’Italia. Già in tilt.

La condanna è definitiva. Non esistono scappatoie. La decadenza è un dettaglio. La grazia una soluzione incompatibile con il ruolo politico. Questo detta il realismo. Che suggerisce le dimissioni. Ma ponendo il tema politico della giustizia: riconoscimento, da parte dell’intera maggioranza di governo, che la nostra è pessima e va profondamente riformata. Separazione delle carriere compresa, come in ogni altra parte del mondo civile. Se c’è convergenza si va avanti, consapevoli che anche per i problemi sopra elencati occorrono scelte, non rinvii. Se non c’è si prenda atto che è finita. Il governo non è mai nato, con quella rottura può essere sepolto. Il tempo c’è costato e ci costa caro. Ne stiamo buttando via troppo. Il caso-Berlusconi sta diventando un alibi. Servono scelte, non scuse per scansarle.

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario