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Ma il tema scuoterà l’opinione pubblica?

Governo a tutto gas…

Ma basta l'ennesima “ cabina di regia” a risolvere i problemi energetici italiani?

di Elio Di Caprio - 08 settembre 2006

Governo a tutto gas, verrebbe da dire. Ora tutti si preoccupano, dalle grandi imprese – Eni, Enel, Edison- agli ambienti politici responsabili, della possibile carenza nel prossimo inverno di quel gas che ormai costituisce la nostra principale fonte energetica ( ora e per l"immediato futuro). Tutti mettono le mani avanti perchè già sono note le difficoltà che si dovranno prossimamente affrontare almeno per tappare le emergenze. Poi si vedrà.
L"Enel si dice già pronta ad utilizzare più olio combustibile nelle sue centrali se mai dovesse essere insufficiente il gas importato dalla Russia o da altri Paesi, l"Eni fa capire di aver rimediato agli errori della gestione Mincato e non si opporrà più all"ampliamento di capacità dei gasdotti di importazione per far posto ad altri importatori concorrenti di gas, ma ci vorrà pure qualche tempo per realizzare le opere necessarie. L"Edison conta sul gas dalla Libia, però mette in guardia da facili illusioni sottolinenando che poi non è proprio scontato che troveremo risorse addizionali di gas quando ne avremo bisogno se non si procede ad un"accorta programmazione dei flussi prenotati o contrattati. La Vice presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, con delega all"energia, esprime il suo allarme e si raccomanda di non abbandonare l"ipotesi nucleare almeno in termini di ricerca.
Il Governo dal canto suo ha massimizzato gli stoccaggi ed istituito una “cabina di regia” per monitorare attentamente il mercato e forse per avere qualche marcia in più quando si tratterà di scegliere i siti adatti per i terminali di rigassificazione del gas liquefatto che dovrebbe arrivarci tra qualche tempo. E" poi augurabile che dalla regia si possa passare all"azione senza farsi condizionare dai veti ambientalisti e dalle confusioni di competenza tra Stato e regioni originate dalla riforma del titolo V della Costituzione ancora in vigore.
Ma prima o poi dovrà pur essere riconsiderato, magari in chiave europea, il mix delle fonti energetiche nazionali disponibili, ancora imperniato sul gas, scelto in tempi assai diversi da quelli attuali, quando i problemi di sicurezza degli approvvigionamenti sembravano ( a torto) piuttosto secondari.
E" chiaro ormai a tutti che tappare di continuo le falle energetiche non è la soluzione.
Si parla di costruire 10 nuovi impianti di rigassificazione per 84 miliardi di metri cubi di gas ( quasi il doppio del nostro fabbisogno attuale) ma non si sa quando saranno pronti e sulla base di quali precisi impegni contrattuali con l"oligopolio dei fornitori.
Dubitiamo che la tematica dei rigassificatori o quella del nucleare riesca a scuotere più di tanto l"opinione pubblica, anche se bisogna riconoscere che i mass media italiani negli ultimi mesi hanno se non altro riacceso parzialmente il dibattito su tali argomenti.
Nessun confronto però con la vicina Francia dove da tempo si discute sulle scelte energetiche come problema nazionale. Lì nessuno si sogna di mettere in discussione il programma di sviluppo del nucleare civile ( a cui anche Enel dovrebbe partecipare), tutto ciò che riguarda la sicurezza energetica nazionale ed il destino delle società preposte agli approvvigionamenti è continuamente scandagliato dall"opinione pubblica fino ad essere oggetto delle maggiori controversie parlamentari e politiche.
Proprio in questi giorni in occasione del dibattito nel parlamento francese sul tema della privatizzazione di Gas de France (corrispondente alla nostra Eni approvvigionamento gas) da portare a termine prima dell" eventuale fusione con l"altra società energetica, la Suez, l"opposizione di sinistra ha presentato più di 140 mila emendamenti per concorrere e possibilmente indirizzare gli effetti attesi, con la preoccupazione di non compromettere la solidità del mercato energetico nazionale e di non produrre conseguenze sociali indesiderate.
Cosa impensabile che possa succedere da noi, dove i processi di privatizzazione delle società energetiche si sono svolte nell"indifferenza generale, forse sul presupposto che fosse un argomento da demandare naturalmente alla responsabilità del Governo.
Poi sono venuti gli intoppi e le incongruenze, i processi di liberalizzazione avventati e di facciata non hanno generato nel nostro mercato alcuna diminuzione del prezzo degli agenti energetici, nessuno ha costruito i rigassificatori nonostante la prevalenza data al gas naturale nella nostra bilancia energetica.
Siamo ora alla “cabina di regia” ed è già qualcosa rispetto all"incuria precedente. Ma ciò non basta per il futuro.
Fa un certo effetto che i patrocinatori di una svolta energetica di lungo termine per far posto ad una fonte più “autarchica” e pulita, come quella nucleare, siano proprio gli amministratori delegati di Eni ed Enel, Paolo Scaroni e Fulvio Conti, che quotidianamente si confrontano e decidono su gran parte dell"approvvigionamento italiano di gas ed elettricità e non dovrebbero avere interesse alcuno all"opzione nucleare che è pur sempre fuori del loro ambito di lavoro immediato. Nonostante ciò, quali managers responsabili, si sentono obbligati a segnalare il problema dell"insostenibiltà del nostro mix energetico. Ma chi mai li ascolterà?

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