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Digitalizzare il sapere

Google spiazza le biblioteche europee

Riformisti o conservatori nella gestione del patrimonio culturale?

di Nicola Dell'Arciprete - 04 maggio 2005

Volete sapere perchè la cultura europea perde colpi rispetto a quella americana? Volete sapere perchè tra le prime 100 università del mondo (secondo uno studio cinese) figurano ben 51 università americane e appena 29 istituti dei 25 paesi europei? Cercate la risposta su Google.

Google sta digitalizzando oltre 15 milioni di libri, provenienti da centinaia di bilioteche americane. Con il nuovo Google Print sarà possibile cercare una o più parole direttamente sulle pagine stampate, con la possibilità di acquistare il libro in questione direttamente online o di localizzarlo nella biblioteca più vicina. Un autentica rivoluzione nel modo di ricercare, leggere, scrivere... e gestire la cultura.

Ma rivoluzionare-il-modo-di-gestire-la-cultura non è mai stato l'obiettivo delle statali biblioteche nazionali europee e dei nuovi minculpop nazionali(sti) creati per difendere la cosiddetta diversità culturale... ed i propri apparati burocratici.

E così è partita la scomunica.
La Bibliothèque Nationale de France (guarda caso) e 19 biblioteche nazionali europee hanno lanciato una fatwa contro gli amerikani di Google, colpevoli di voler marginalizzare la cultura europea e di voler imporre la solita egemonia americana.

Il tutto - ovviamente - senza sprecare la ghiotta occasione per chiedere la costituzione di una agenzia europea per la digitalizzazione dei libri "Made in EU", in modo da piazzare qualche amico in difficoltà in tempi così difficili per gli intellettuali del vecchio continente.

Ma le guerre si fanno solo quando si è almeno in due a volerle fare. E a Google nessuno ha tempo di occuparsi dei problemi esistenziali di certa Europa. E così in una intervista a Libération il responsabile Europa di Google dice chiaramente che l'iniziativa europea non è un "atto di concorrenza", e che forse su questi temi si potrebbe lavorare insieme.

Già, la parola magica lavorare, ormai scomparsa dalle biblioteche statali europee da decenni. Qualcuno dovrà spiegare agli americani che nel mondo c'è un posto in cui si fa cultura senza pensiero, senza lettura, senza creatività, senza lavoro. Si dovrà spiegare agli americani che cosa sono "servizio civile" e "lavoro socialmente utile".

E qualcuno dovrà spiegare agli europei che anche al misero scopo di "difendere la diversità culturale" ogni tanto bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare anche con gli americani.

Nicola Dell'Arciprete
www.nicoladellarciprete.blogs.com

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario