ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Gli slogans si ripetono, il declino resta

Si stava meglio due anni fa, ma anche sette anni fa

Gli slogans si ripetono, il declino resta

Fino a quando la propaganda nasconderà i problemi reali?

di Elio Di Caprio - 28 marzo 2008

Si stava meglio due anni fa, prima del Governo Prodi? O si sta peggio ora? E" lo slogan di rimbalzo del centro-destra per sintetizzare il malessere comune che sembra favorire questa volta, a sentire i sondaggi, la mini-coalizione di Silvio Berlusconi. I messaggi mediatici si accavallano e si neutralizzano a vicenda, ma questo dello “stare peggio” è lo stesso slogan usato dal centro sinistra di Prodi due anni fa per sconfiggere, per un pelo, la maxi coalizione del centro destra dopo ben cinque anni ininterrotti di governo Berlusconi. Certo che si stava meglio prima, si stava meglio due anni fa e si stava meglio cinque anni prima. Meno precari, meno “tesoretti” trovati per strada, più consumi, più energia, prezzi e mutui meno alti, più sicurezza e meno immigrazione clandestina.

Prima gli stipendi medi consentivano a stento di arrivare alla quarta settimana del mese, ora a mala pena alla terza. Del resto il declino italiano è in atto, per chi vuol vedere, da quasi un decennio, è testimoniato dall"indice del nostro prodotto lordo interno inferiore nel periodo rispetto a quello medio europeo ( per non parlare della Cina, dell"India, degli stessi USA) e dal parallelo declino della sua classe politica, sempre la stessa, aggrovigliata attorno al falso problema del Berlusconi sì e del Berlusconi no. Come se tutto quello che avviene attorno all"Italia, in Europa e nel mondo, non abbia mai alcuna rilevanza.

Non basta adesso un libro di Tremonti a farci scoprire che l"Italia, come e più degli altri Paesi europei, è entrata in un"epoca difficile senza prenderne atto e con ritardi di partenza che si sono via via accresciuti in questi ultimi anni. Quella di Tremonti appare a questo punto, più che una denuncia, una testimonianza a passata memoria di ciò che anche il governo Berlusconi, di cui faceva parte, non ha saputo o voluto fare soprattutto nel cruciale passaggio dalla lira all"euro.

Si poteva fare di più e di diverso in questi anni e perchè non è stato fatto? A sentire Berlusconi la responsabilità è stata dei suoi riottosi alleati che gli hanno impedito di portare a termine il suo lucido piano di ripresa e sviluppo, di tagliare le tasse come lui voleva, di completare le grandi infrastrutture, di privatizzare i servizi pubblici locali, di diminuire la spesa pubblica. Tutta colpa dell"UDC di Ferdinando Casini, dei suoi intralci e delle continue richieste di “verifiche” di governo. Colpa dell"UDC anche quella di aver voluto reintrodurre nella legge elettorale un sistema falsamente proporzionale. Ma chi ci crede? Pensa veramente Berlusconi di avere ora le mani libere senza condizionamenti che provengano dall"ex (?) AN o dalle Leghe del Nord e del Sud?

Sull"altro fronte della sinistra al governo si è registrato un enorme deficit culturale che ha portato all"immobilismo, all"impotenza, alla non scelta. Ora Veltroni vorrebbe fare all"improvviso ciò che la coalizione di Prodi non ha fatto in due anni. Anche in questo caso tutta colpa dell"estrema sinistra e degli ambientalisti e non invece di quello che è diventato il nucleo centrale del Partito Democratico, nascosto dietro Veltroni, che ha dovuto inventarsi una tradizione riformista mai avuta nel passato?

Adesso nella foga degli ultimi appuntamenti della campagna elettorale ogni argomento è buono per assestare un colpo all"avversario, dalla vicenda Alitalia alla mozzarella alla diossina. Ma è proprio la vicenda Alitalia, non ancora risolta, a fare da ponte alla comune insipienza politica che ha contraddistinto destra e sinistra nell"ultimo decennio.

Mentre l"indiana Tata Motor si compra la Jaguar e Land Rover dalla Ford noi ci balocchiamo nelle cordate dell"ultima ora perchè Alitalia resti italiana senza per questo calcolare costi e prospettive di sviluppo. Dove sono andate a finire le aspirazioni a creare mega società di stampo europeo in grado di reggere le sfide della globalizzazione?
Non saranno certo le radici giudaico-cristiane dell"Occidente a preservare l"Europa e l"Italia dalla competizione sempre più agguerrita dei Paesi asiatici.

Quello che è mancato e manca ancora è un progetto-paese che ci renda possibile stare sui mercati senza perdere le leve fondamentali nei settori più sensibili e più esposti alla concorrenza internazionale, dalle telecomunicazioni, all"energia, al trasporto aereo, al turismo. La globalizzazione ci trova impreparati anche per questo.

Non sono solo gli italiani a stare peggio di prima, è il Paese che è fermo. Berlusconi si è già assunto l"”ingrato” compito di rialzarlo. Se non lo fa lui lo farà Walter Veltroni. Vedremo cosa succederà quando si passerà dagli slogans da propaganda elettorale ai fatti e alle scelte.

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario