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È il momento di riscrivere la Costituzione

Gli scompensi dell’invecchiamento

Il problema dei senatori è legato anche alla rappresentanza di una popolazione di vecchi

di Antonio Gesualdi - 11 gennaio 2007

Senato o geriatria? Quando l’invecchiamento della popolazione provoca scompensi politici.

Senato è un ramo del Parlamento dove vengono eletti rappresentanti più attempati perché così prevede la Costituzione. È un lascito della saggezza che vuole il più anziano non il più rincoglionito, ma il più esperto e portatore di esperienza. Ma da qualche tempo l’età media dei senatori e delle senatrici italiane va accelerando. Era di 54 anni nella XII legislatura è diventato di 57,5 oggi. In dieci anni i senatori sono mediamente invecchiati di 3 anni e mezzo.

Invecchiamento che, tra l’altro, è stato accentuato dalle quote rosa passate, nello stesso periodo, dall’8,7% al 13,5%. Insomma la senatrice Rita Levi Montalcini non rappresenta soltanto se stessa, ma un andamento della popolazione italiana. Non è lì per caso o per errore. E l’età di Prodi e Berlusconi non è, neppure quella, tanto scandalosa. E non è per caso, quindi, se a metà novembre il governo non è andato sotto perché un senatore di Forza Italia era in infermeria per una crisi d’asma (attenzione: non è solo una questione italiana. Negli Stati Uniti i democratici hanno rischiato di perdere la maggioranza al Senato dopo l’ictus che ha colpito il senatore Tim Johnson).

Siamo, tutti, politicamente appesi al destino fisico di qualche senatore o senatrice eppure abbiamo da fare riforme fondamentali per un Paese composto da circa 58 milioni di persone. Qualcosa non va oppure bisogna prendere atto che, come dice un tormentone pubblicitario: per dipingere una parete grande occorre un pennello grande. Una popolazione di vecchi comporta una rappresentanza politica di vecchi. Altro che spazio ai giovani: non ci sono giovani e quindi spariscono le politiche per i giovani. E quindi non si tocca l’età pensionabile perché lo dice un sondaggio campionato sulla popolazione... di vecchi!

Norberto Bobbio, che non aveva la laurea in Scienze politiche e l’ottenne honoris causa a Sassari, in quella occasione dedicò la lectio brevis al tema: De senectute. Lasciatemi parlare da vecchio e non più da professore, disse: "come è noto, i vecchi professori sono tanto innamorati delle proprie idee da essere tentati di tornarci su con insistenza. Mi sto accorgendo io stesso che molte cose che scrivo in questi ultimi anni sono spesso variazioni sullo stesso tema". "Ho vissuto in prima persona questa vicenda - dice Bobbio - che ha avuto anche qualche aspetto grottesco, quando parve che i pochi senatori a vita, di cui la maggior parte sono, come me, ultraottantenni, pur essendo soltanto una minoranza trascurabile e abitualmente trascurata, facessero vincere con il loro voto il candidato dell’opposizione. Quelli che un tempo si sarebbero chiamati con una solennità, lo ammetto, che appare oggi un po’ ridicola, vegliardi, furono chiamati senza tanti complimenti, "quei vecchioni". Ci fu anche chi, un grande regista, che ha il gusto della maldicenza, commentò: "Bello era vedere la triste sfilata dei senatori a vita, uno più cadaverico dell’altro, una vecchia Italia che non vogliamo più e che si è seppellita da sola". Come accade ormai sempre più in tempi di inflazione di carta stampata, il tema ebbe qualche giorno di gloria, tanto che un giornale, riassumendo il dibattito, lo pose sotto il titolo "Giovinezza, giovinezza".

Insomma da qualche tempo il problema politico dei senatori - a vita - si pone. La vecchiaia è diventata un grande e irrisolto, problema sociale, non solo perché è aumentato il numero dei vecchi, ma anche perché è aumentato il numero degli anni che si vivono da vecchi e soprattutto se si dedicano ancora quegli anni all’attività.

Una ragione in più per riscrivere la Costituzione anche tenendo conto di questi grandi fenomeni demografici sempre che non si voglia cedere alla protagonista del libro di Sandra Petrignani, "Vecchi", quando dice: "i rincoglioniti sono stupendi, sono come bambini folli. Ti vengono dietro a qualsiasi fantasia, finché non sai più cos’è fantasia e cosa la loro realtà".

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