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Intervista a Luca Bolognini

Gli Outsider, "Lobby politica di noi stessi"

“Dobbiamo smetterla di rallegrarci per dei contentini che ci rendono complici del cortocircuito della mala-amministrazione e pretendere invece di avere ciò per cui lo Stato esiste: politiche pubbliche al servizio della società.

di Massimo Pittarello - 10 novembre 2012

“Il 2013 sarà un anno che durerà 20 anni”. L’avvocato Luca Bolognini sul futuro prossimo della politica italiana sentenzia senza timore un pronostico su cui scomette forte. Avvocato classe 1979 è socio sostenitore di Italia Futura ed è uno dei ragazzi che ha contribuito a creare Zero Positivo, l"iniziativa generazionale per il "partito riformatore che non c"è". Ma non solo. E’ fondatore e portavoce del movimento degli “Outsider”, “innovatori, stranieri e visionari che stanno invadendo le forze politiche italiane per cercare di rivoluzionarle”. Bolognini è stato invitato come rappresentante degli “Outsider” ad un importante appuntamento a Roma, a Piazza di Pietra, dal titolo “Dall"analisi economica alla proposta politica”, (10 novembre 2012 Qui il programma ) in cui forze produttive, le reti sociali, culturali e politiche del nostro paese si confronteranno per individuare e valutare interventi concreti di politica economica. E forse per ritrovarsi fra i banchi del convegno per costruire un’offerta politica per il 2013. Fra di loro, appunto, gli “Outsider”, che vuol dire esclusi. Bolognini, come interpretare questo nome?
Sicuramente non va inteso come piagnisteo. Esclusi tecnicamente, mica sfigati o inermi. Gli outsider sono i meritevoli inspiegabilmente esclusi, dalle corporazioni, dagli ambienti elitisti. Gli outsider sono coloro a cui hanno scaricato la montagna di debito pubblico; sono coloro che dovranno pagare ciò di cui non hanno usufruito. Ogni singolo settore dell’Italia è pieno di insider e outsider. Questi settori sono tanti, troppi. Gli stranieri di seconda generazione. Le professioni regolamentante, che vivono proprio sul criterio dell’inclusione e dell’esclusione. Le regole di mercato e della concorrenza, che fanno in modo che anche quello che è entrato da poco sia comunque tenuto fuori. Ma qui c’è la chiave per rilanciare l’Italia.

L’esclusione, quindi, come nodo gordiano del declino italiano?
Dall’agosto 2011, quando siamo nati, pensiamo che il problema dell’esclusione sia il modo fondamentale e serio di parlare anche e soprattutto della questione dei giovani, che non è una questione anagrafica. Ma una situazione di fatto dove la generazione nuova che arriva è tagliata fuori. Questo è parlare di giovani seriamente, non di facce, ma di una categoria di persone che l’ha presa in quel posto dalla scelte politiche degli ultimi 30 anni. I nostri genitori ci hanno buttato addosso una montagna di spazzatura, e per 30 anni ci hanno dato debito, lacci e lacciuoli, hanno disegnato tutto a favore delle generazioni precedenti e tutto a carico di quelle future.

Sotto questo profilo, gli Outsider rappresentano un bacino potenzialmente enorme di italiani..
Gli outsider, se intesi con la o minuscola, tutti coloro che sono espressione viva di una condizione diffusissima. Le adesioni per adesso somo migliaia. Ma abbiamo speso poche migliaia di euro per la promozione online, e ogni volta che facciamo un’uscita raccogliamo consenso, perché le nostre istanze sono concrete. Il prodotto è buono, e noi ci crediamo fino in fondo.

Per una nascente iniziativa politica la possibilità materiali sono fondamentali
Avremmo voluto fare un partito degli esclusi. Diciamo che con le risorse dei partiti di oggi, ma anche delle formazioni che stanno nascendo, saremmo stati un partito. Non abbiamo milioni di euro, E allora, per non essere marginali, possiamo fare solo una cosa.

Un lobby?
Il Corriere ci ha definito “lobbying generazionale”, una definizione che si avvicina ma non è corretta, perché noi non abbiamo committenti. Siamo politici con la P maiuscola. Un gruppo di pressione trasversale, con i valori liberal-democratici e il cappello di outsider.

Potremmo trovare Outisder in tutti i partiti?
Ipoteticamente si, Abbiamo dei simpatizzanti iscritti a Sel, o anche del Pdl, ma in questi casi il problema è che si continua a sostenere uno schema e una classe dirigente che difficilmente può andare d’accordo con i valori degli outsider. Siamo più presenti in alcuni movimenti che altrove, ma l’obiettivo è avere parecchi Outsider in Parlamento. Gli “innovatori della politica” sono degli “outsider della politica”, e molti stanno anche nei partiti “vecchi”.

Quali sono le formazioni dove possiamo dire ci siano più ‘Outsider’?
Alcuni di noi sono in Italia Futura, altri in Fermare il Declino, in quello che è stato chiamato Todi 2, nell’Udc, fra i “formatta tori”, nel Pd e in tanti altri. Ognuno di loro giocherà la partita degli outsider nei loro rispettivi movimenti. Servono gruppi di pressioni molto diffusi e molto forti. Così possono arrivare liberalizzazioni pesanti, vere, la riforma della cittadinanza, la fine di una divisione fra cittadini di serie a e serie b, un welfare vero e non baby pensionati e assistenzialismo. Per fare questo bisogna cambiare il parlamento, e lo vogliamo fare giocando una partita politica alle elezioni del 2013.

In questo senso, fra i liberali, c’è molto movimento, specie per quanto riguarda Italia Futura e Fermare il Declino.
Ad agosto 2011 dissi a Giannino del movimento degli outsider e lui apprezzò il messaggio. E io ho apprezzato l’appello di Fermare il Declino ai non garantiti, agli ex produttori e a quelli che nono lo diventeranno mai. Italia Futura porta sicuramente un vento di novità. La partita è interessante.

Come immagina l’offerta politica nel 2013?
Non è detto che si debba creare un nuovo soggetto. Non so quanto Fermare il Declino, Italia Futura o altri potranno presentarsi da soli. Una singola formazione, anche se unita, è difficile che possa prendere una percentuale significativa di voti, anche se il Pdl perdesse tanto. L’alternativa è sedersi intorno a un tavolo per costruire una lista di responsabilità nazionale con mondi nuovi, elementi montiani, ultramontiani .

Un difetto atavico dei liberali è di essere divisi. Nel 1951 Mario Ferrara scriveva “date un matto ai liberali”. Vede possibile la riunificazione dell’area moderata?
Io credo sia possibile creare una lista “issue based”, un’offerta elettorale oggettiva, chiara e semplice, intorno ai valori riformatori e liberal-democratici. Più soggetti si alleano su un programma concreto, e superano egoismi, narcisismi e particolarismi. Chi contesta a Fermare il Declino l’eccessivo liberismo, chi a Italia Futuro l’essere rivolta eccessivamente all’upper class, chi ai cattolici liberali e ai cristiani democratici di essere troppo legati a vecchi ambienti. E’ vero, ma una lista issue based chiara può superare queste critiche.

Un lista Monti quindi? Come si reputa l’operato di Monti all’interno del movimento degli Outsider?
Siamo un po’ tutti fan di Monti. Anche chi all’inizio era scettico o chi criticava la via “tecnica” e non elettorale del suo ingresso a Palazzo Chigi. La verità è che noi siamo “benoltristi”, non “benaltristi”. Dobbiamo andare oltre Monti.

Dove ha sbagliato o in cosa è mancato questo governo?
Il problema principale del governo Monti è che con questo parlamento non si può andare da nessuno parte. E’ impossibile che questo parlamento faccia delle riforme politiche che andrebbero a colpire i vecchi privilegiati, e quindi, per diretta conseguenza, andare a sostenere gli outsider. C’è una seconda Italia che va oltre l’agenda Monti. L’agenda Monti va bene per salvarsi dal punto di vista economico, ma noi vogliamo buttare il cuore oltre l’ostacolo anche a livello sociale. I problemi dell’Italia non sono questioni che si limitano al finanziario.

Un sfida politica, attraverso quali provvedimenti concreti?
Intervenire e far pesare quelli che fino ad oggi sono stati penalizzati. Inserire qualche regolina per riequilibrare la situazione, ma non con un aiuto chiesto a papà Stato e a mamma politica di ricevere più di quanto si dovrebbe. No, la partita è riuscire a dare finalmente a tutti le stesse possibilità. Quindi una proposta liberale. L’uguaglianza oggi come oggi si ottiene con più apertura e opportunità, non con più assistenza. Così va intesa concorrenza

Cosa pensa di Grillo?
Pone dei problemi seri. Culturalmente non è liquidabile per una cosa comica, o come uno che dice sciocchezze. I simpatizzanti di Grillo dicono cose in parte sensate, sicuramente molto sentite dalla gente. Ma se questo vale per quanto riguarda le idee, il problema è di come fare camminare queste idee.

Un problema democratico?
Loro dicono che vogliono uscire dall’euro. Il problema non è l’euro, ma è il metodo democratico all’interno del movimento. E’ pericolassimo immaginarlo al potere delle istituzioni. Al confronto Forza Italia è stata un sogno di democrazia, come dimostrano le polemiche interne e i divieti dei capi grillini alle attività degli esponenti del movimento.

Il manifesto degli Outsider nulla dice su un tema da tutti ritenuto fondamentale, come quello del limite al numero dei mandati parlamentari. Questo può far fuggire del consenso e delle simpatie?
Sul limite dei mandati siamo d’accordo, anche se non lo abbiamo scritto. Per me sarebbero perfetti, perché impongo un ricambio obbligato. Però il problema vero dell’Italia non è lo stipendio o il privilegio del parlamentare. E’ odioso, ma i grandi problemi di esclusione non sono dovuti ai 15mila euro del deputato. Io personalmente sarei perché l’attività del parlamentare venga fatta a rimborso spese. Ma la questione dello stipendio dei politici ha troppo spazio, è ovviamente escamotage per raccogliere consenso. Ci sono tanti ambiti dove inventare bandiere con cui raccogliere consenso, attraverso una strategia di condivisone dell’odio verso certe ingiustizie.

E sulla proposta di escludere i condannati dal Parlamento?
Anche per la partecipazione al Movimento, non siamo sulla linea di totalitaria di Grillo: dipende di quale reato parliamo. Se uno viene condannato perché, mentre fa attività politica antiprobizionsita, fa un banchetto in piazza, come fecero i radicali che regalavano marijuana per strada, è ovviamente diverso da uno che ha rubato

Le primarie sono un antidoto all’antipolitica?
La questione della democraticità dei partiti è fondamentale, perché i partiti vanno mantenuti, ma mettendo il turbo alla democrazia interna. Il filtro ipotizzato che funzioni ipotizzato dalla costituzione sono dei partiti aperti e democratici, senza gerontocrazie o proprietari del marchio. Il partito non può essere una srl. Le primarie possono essere un ottimo strumento, a patto che non siano televisive, ma con regole certe e verificabilità. I vincoli al funzionamento interno dei partiti sono sempre stati una priorità per i liberali.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario