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Più che le querele si prospetta il suicidio

Gli inetti del Parlamentino

Una follia autodistruttiva accompagna la seconda Repubblica. L’inettitudine impera

di Davide Giacalone - 19 giugno 2007

Più che le querele si prospetta il suicidio. L’ipotesi, par di capire, sarebbe questa: i grandi capi della sinistra e quelli(o) della destra si mettono d’accordo, sottobanco, ed utilizzando il compagno Ricucci, l’astuto Gnutti, il veloce Fiorani, il cooperativo Consorte ed il potente Fazio, danno la scalata coordinata a Bnl, Antonveneta ed Rcs. Disponendo della quasi totalità della forza politica falliscono tutti e tre gli obiettivi, perdono la testa del governatore, vedono finire in galera le proprie truppe e vengono offerti al pubblico sputtanamento. Non essendo samurai non si cimenteranno nell’harakiri, ma il gesto non stonerebbe.

Torneremo ad occuparci della sostanza, ma oggi mi preme sottolineare la follia autodistruttiva che accompagna i protagonisti di questa seconda Repubblica, gli inetti del parlamentino. Quando il verbale o l’intercettazione riguarda gli uni, gli altri se la ridono, salvo poi scambiarsi le parti. La sinistra ha usato in modo disgustoso la fanghiglia giudiziaria ed oggi ne ha piena la faccia. Gli uni e gli altri sembrano non rendersi conto che una cosa sono i voti (che grazie a Prodi corrono verso Berlusconi) ed altra la credibilità. Sembrano non capire, o proprio non capiscono che l’alternativa non è la censura, ma far funzionare la giustizia. Quando lo diciamo ci ridono dietro, si sentono tanto politici perché fanno l’imitazione smandrappata di un Machiavelli mai letto, mentre sono il frutto di un Guicciardini mai conosciuto. Ci prendono per scemi quando diciamo che per sfuggire alla trappola della giustizia diffamante si deve puntare su quella giudicante. Ci vogliono le sentenze, ed in tempi ragionevoli. Il resto è oltraggio.

In Italia un indagato può dire quello che gli pare e non dovrà mai rispondere di avere verbalizzato bugie. Mentire è considerato un suo diritto (e lo trovo sbagliato). Molti degli indagati rispondono da detenuti, quindi da persone non libere e che subiscono un ricatto, quando non una tortura. Le loro parole non sono oracoli, ma sono quindici anni che campiamo di verbali e diffamazioni legalizzate, e le sentenze, dopo anni, spesso stabiliscono che erano tutte falsità. Non basta, però, a fermare il tritacarne, perché ciascuno ride imbecille del sangue altrui. E’ l’inettitudine la colpa più grande di questa politica.

Pubblicato da Libero di martedì 20 giugno

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