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Il pacchetto sicurezza non convince

Giustizia, inutili e tromboni

Ha ragione il presidente emerito Cossiga: si finge l'emergenza soltanto ora.

di Davide Giacalone - 02 novembre 2007

Il governativo “pacchetto sicurezza” contiene norme velenose e segna l’ulteriore resa dello Stato alla criminalità. Il mondo dei politicanti e dei politicisti, degli eletti e dei giornalisti, discute dei tre ministri sinistri che si sono astenuti, tralasciando d’osservare che è bastato un violentatore rumeno per far nascere l’urgenza del decreto. Quelle norme, però, sono la palestra del nulla, perché da una parte si vogliono adottare pene più severe e certe, dall’altra si alzano le mani e ci si arrende: la giustizia italiana è ufficialmente incivile.

Abituati a ragionar per tifoserie molti non si rendono conto di cosa significhi l’aumento dei termini di prescrizione. Lasciamo perdere il procedere a fisarmonica, per cui quel che gli uni fanno (poco) gli altri smontano, il fatto è che in quel pacchetto si accetta l’idea che il tempo minimo per potere concludere un processo sia sei anni. Ma la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha già molte volte chiarito che il massimo accettabile è quattro anni. Siamo fuorilegge, per legge. Aumentare il tempo a disposizione dei tribunali non significa affatto perseguire con maggior rigore i delinquenti, ma infliggere più lunghe torture agli innocenti, aumentare il numero dei procedimenti pendenti, quindi rallentare l’intero corso della giustizia ed assicurare, infine, l’impunità ai colpevoli. Con tanti bei saluti alla certezza di una pena che neanche si riesce a sentenziare. Le misure cautelari, inoltre, inasprite nello stesso testo che prende atto della bancarotta giudiziaria, prefigurano la pericolosissima idea che possa esistere repressione senza giustizia. In teoria possibile, ma incompatibile con lo Stato di diritto. Anziché, dunque, andare verso un sistema civile, che consideri sacra la presunzione d’innocenza e non sia tremulo con i condannati, continuiamo il lungo cammino in direzione opposta. Il tutto perché non si può mettere mano nella macchina della giustizia, impegnati come si è in guerre giudiziarie che del diritto non sono neanche parenti.

Il presidente Cossiga ha ragione: sul tema della giustizia i politici sono stati imbelli e coglioni. E ora che monta la rabbia per l’insicurezza, si finge sia l’ennesima “emergenza”, si pratica la politica delle frasi fatte, della severità a chiacchiere: inutili e tromboni.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato da Libero di venerdì 2 novembre

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