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Entra in campo un magistrato della primavera

Giovin Borrelli e Italia a brandelli

Il pericolo: che sul declino si ponga il suggello delle generazioni logore e vecchie

di Davide Giacalone - 24 maggio 2006

Prima di valutare, nel merito, il richiamo in servizio sportivo di Francesco Saverio Borrelli, occorre metterne in luce la valenza generalmente negativa, anzi, direi allarmante: in questa Italia i vecchi non se ne vanno mai. Un tempo la vecchiaia era l’età adatta alle riflessioni ponderate, alla stesura delle memorie, adesso a settanta anni cominci a programmare il futuro.
Ma non solo è un Paese vecchio, che invecchia, governato da vecchi, c’è di più e c’è di peggio. Il malcostume, nel mondo del calcio, è tanto vasto quanto noto, tanto diffuso quanto radicato, delle due l’una: o ci si rassegna o si prova a far pulizia. Nel caso si voglia imboccare la seconda strada bisogna potere disporre di una persona che sia competente, ma non invischiata, non compromessa in conoscenze od in fatti pregressi. Se le cose girassero per il verso giusto la scelta dovrebbe cadere su un giovane studioso d diritto, o su un giovane avvocato, che proprio perché al debutto della carriera, oltre a non essere compromesso per ragioni anagrafiche, desideri fare bella figura, mostrandosi efficace ed imparziale. Invece si ragiona con la testa al contrario: prendiamo un vecchio, così speriamo che non se lo comperino, che non si faccia corrompere dall’ambiente. Come se la senescenza metta al riparo dalle ambizioni e dalla cupidigia.
E veniamo a Borrelli, il cui passato dimostra che l’ambizione lo accompagna in ogni momento della giornata. Era così ambizioso da avere supposto di potere essere chiamato a governare la Patria, era così affezionato al suo potere da avere bloccato un collega che s’incamminava verso il governo, ritenendo di avere il diritto di vietarglielo. Un uomo così ambizioso, la cui ambizione straripa oltre le dighe costituzionali, è una buona garanzia? Me lo chiedo in modo, al tempo stesso, retorico e disinteressato, giacché nulla mi lega al calcio.
E non basta. A scegliere Borrelli è stato l’avvocato Guido Rossi, lo stesso che, secondo la leggenda che si guarda bene dallo smentire, ha ottimi rapporti personali con i magistrati della procura di Milano (dove il nominato prestava servizio prima della pensione), lo stesso che sul tema della scalata a Telecom Italia, sulla quale nessuna seria indagine si è mai fatta, sostiene che D’Alema ha avuto modo di pentirsi degli errori, ma che ha ritenuto di farlo a casa sua, a casa di Rossi. A scegliere Borrelli è stato un Rossi la cui storia non è affatto estranea al lavoro fino a poco tempo prima svolto dal premiato. E dato che si tratta di un signore che, nel mentre cura gli interessi sia del venditore che del compratore, impartisce lezioni sul conflitto d’interessi, ecco che da questo intreccio traggo la convinzione di cui all’inizio: basta, che i vecchi si ritirino, che non mettano il loro suggello sul declino del Paese, hanno già approfittato abbastanza.

www.davidegiacalone.it

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