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Public Policy

Urge un riformismo intelligente e responsabile

Giovani reazionari e accecati

Non si può sperare che le cose cambino, assumendo un abito mentale reazionario

di Davide Giacalone - 24 ottobre 2008

La scuola non è un problema di ordine pubblico. Occupare gli edifici pubblici è sicuramente un reato, ma l’intervento della forza pubblica, per prevenirlo o rimuoverlo, deve essere sollecitato dai rettori e dai presidi, non dal governo e dal ministro degli interni. L’avviso ai naviganti, pertanto, era errato od ingannevole. Al governo devono stare bene attenti a non giocare di sola rimessa, neanche adagiandosi sul fatto che le proteste possano far apparire quale vasto e profondo intervento riformatore quelli che restano provvedimenti limitati e settoriali. Giusti, aggiungo, ma incapaci di aggredire il problema. All’opposizione, del resto, non si creda di poter fare da sponda alla protesta studentesca, sol perché non si trovano a governare e, quindi, sperano di mettere quel vento nelle proprie vele. Quello che sta prendendo forma non è un movimento rivoluzionario (ove mai abbia senso parlare di rivoluzione), ma reazionario.

Molti di questi ragazzi non sono strumentalizzati, sono accecati. Li sento animarsi perché l’odiosa politica governativa minaccia l’esistenza della loro scuola e della loro università. Peccato che detta politica sia cosa da poco e che le loro scuole e le loro università è difficile possano fare più schifo di così. Escludo che ad uno studente possa venire in mente di occupare per difendere i maestri doppi (delle elementari), l’educazione civica che nessuno ha mai fatto o le scuole con meno di cinquanta alunni che non si trovano manco per niente in montagna, ma servono a curare interessi clientelari. Eppure questi ragazzi si ribellano, ma a cosa? Temo si stiano opponendo alla fine del mondo dei loro padri, in gran parte mantenuti dalla spesa e dal debito pubblico. Temo credano sia un loro diritto fare gli avvocati, o meglio ancora i magistrati, se hanno conseguito una laurea in giurisprudenza ma di diritto non sanno un bel niente. Temo credano sia normale essere analfabeti, perché quel che conta è diventare famosi ed entrare in Parlamento.

Invece no, non solo quel mondo sta finendo, ma è un gran bene che crepi. Solo che non cade sotto i colpi di un riformismo intelligente e responsabile, bensì sotto le mazzate della crisi finanziaria e dell’insostenibilità della spesa. Dopo di che, nella globalizzazione, servono ingegneri che facciano star su i ponti e che si spieghino in inglese, pertanto quelli che conoscono l’arte di fare un muro meno di un capomastro e si esprimono in italiota resteranno dove meritano: all’ultimo posto. Sgradevole? Sicuro. Ma altrettanto sicuro che opporsi a che le cose cambino, sperando così di conservare anche il companatico, è il tipicissimo abito mentale dei reazionari. Con o senza l’intervento della polizia.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario