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Giovani imprese, fabbriche di illusioni

di Luca Bolognini * - 18 ottobre 2004

Nei giorni scorsi, a Bologna, sono stati premiati Page e Brin, i due giovani geniali fondatori del motore di ricerca Google. Promotori dell'iniziativa, la Guglielmo Marconi International Fellowship Foundation in collaborazione con la Fondazione Guglielmo Marconi in Italia, l'Università degli Studi di Bologna e ASTER-Scienza Tecnologia Impresa. Bella iniziativa, che si ripete d'anno in anno portando lustro americano in città. Il riconoscimento ha avuto il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, di Assindustria Bologna-Confindustria, della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, e degli Sponsor del Museo Marconi (Calzavara, Datalogic, Ericsson Lab Italy, Fastweb, Motorola, Ote, Siemens Mobile Communications, Selta, Sirti, Tiscali, Vodafone Omnitel N.V.) con la Fondazione Ugo Bordoni. Centomila euro sono stati consegnati nelle mani dei due imprenditori, che prontamente - con cortese e necessaria umanità - li hanno "girati" in beneficenza alla Fondazione Marconi. The circle of life.

Sarebbe facile - e ottuso - criticare la premiazione di gente straniera, di aziende fuori dal territorio, e sarebbe altrettanto semplice stigmatizzare il carattere molto auto-promozionale dell'evento. Invece questo premio ha fatto bene. Ha avvicinato l'esempio-Google al territorio italiano e il territorio italiano ad una dimensione internazionale, purtroppo solo sul piano ideale, s'intende: ma è comunque prezioso, perché serve spinta, bisogna ricreare e favorire la cultura (l'entusiasmo, l'emulazione) dell'imprendere, e questi incontri seminano visioni. Come quando ci s'innamora, quel guardare oltre, in altri termini un po' sognare, mette in moto le cose. Poi, come quando ci si sposa, il sogno deve lasciare qualche spazio alla realtà: e qui sorgono i dubbi o almeno le proposte suggerite dall'oniric-ottimista atterraggio di Google sotto le due Torri. Lasciamo da parte le tassazioni, per una volta.

Da tempo varie Università italiane - Bologna è fra queste - hanno istituito premi per giovani intraprendenti. La stessa Marconi Foundation prevede il Marconi Junior. In alcuni premi, per richiesta degli organizzatori ho fatto da "angioletto", in altre parole ho aiutato i premiati nel difficile tentativo di far partire la macchina, con suggerimenti e assistenza che solo chi abbia qualche esperienza può dare. Conosco le situazioni, e quindi ho in mente i problemi che si trovano davanti questi miei coetanei agguerriti. E il quadro della questione è semplice, quanto deludente. Dopo le trombe di trionfo, smaltita l'ubriacatura, sul piatto sono serviti un ufficietto, qualche utenza, delle consulenze gratuite, e poche migliaia d'euro.

Tutte cose necessarie, ci mancherebbe. Ma davvero, conteggiando insieme i valori di sede, bollette, commercialista eccetera, crediamo che un'impresa (magari tecnologica!) si crei con 40mila euro? E davvero vogliamo farlo credere al diretto bravo interessato premiato?

Io non ci credo. Se non si desidera la creazione di tabaccherie rionali (con tutto il rispetto per le tabaccherie, ma dalle università ci si aspetta di più quanto a business model) cifre di questo genere servono solo a creare non vision, bensì illusion. Se superiamo il livello di compassione umana per il giovin imprenditore, che pure c'è, restano considerazioni amare sul futuro delle nostre società ora giovani ma nate già vecchie nel loro nanismo provinciale.

Google nacque piccola, ma con dieci dipendenti, e dieci signori che lavorano per un'azienda non corrispondono esattamente a 40mila euro lordi annui totali. Google si è quotata appena possibile. Google ha respiro mondiale, utilizza tecnologia propria, è attiva persino in Cina (con clienti cinesi).

Insomma:

  • servono fondi seri da destinare agli "embrioni economici", altrimenti è inutile e si buttano tanti piccoli soldi che insieme fanno montagne;
  • in mancanza di fondi seri, i promotori dovrebbero favorire (intermediare) partnerships concrete: con 40mila euro posso produrre chips (ma anche patatine - non arie - fritte) se creo una società insieme con qualche realtà già forte nel settore di riferimento, proponendo proprie idee originali e proprio lavoro;

I premi internazionali, i buoni esempi, l'energia piena di speranze e una generale cultura costruttiva farebbero il resto. Siamo generazioni pronte a creare, a faticare e ad innovare; ma non vendeteci aria fritta puntando troppo sull'effetto placebo. Anche gli angioletti, nell'aria fritta, volano malvolentieri.

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