ultimora
Public Policy

Le polemica di Emergency sul caso Torsello

Gino Strada, Prodi e i talebani

Sulla politica estera non si deve speculare, ma assumersi responsabilità. Vero d’Alema?

di Davide Giacalone - 10 aprile 2007

Gli attacchi di Gino Strada al governo Prodi sono feroci, e la rivelazione che sono stati uomini di Emergency a consegnare i due milioni per il riscatto di Torsello è devastante. Ne emerge un quadro d’incoerenza politica, dilettantismo, uso disinvolto delle istituzioni e, ancor di più, dei contatti non istituzionali. Ma è un errore credere che la faccenda possa essere risolta scaricando tutte le colpe sul governo attuale, che, di suo, ne ha molte. E’ giunto al pettine il nodo della nostra condotta nel caso dei sequestri e, più in generale, dei rapporti con il nemico in zone di guerra. E’ un nodo sul quale battiamo da molto tempo, e che solo ora sembra essere divenuto evidente.

Il governo Prodi ha trattato (malissimo), ma anche il governo Berlusconi trattò (meglio, o, se preferite, con più fortuna). Ho scritto e riscritto che si doveva porre un freno, si doveva dire, magari dopo avere risolto il caso specifico, che mai più avremmo trattato e pagato. Non lo si è fatto, e nel caso Mastrogiacomo siamo giunti al disonore nazionale di trattare e cedere per la vita di un nostro giornalista, lasciando altri due esseri umani nelle mani dei loro massacratori. Una vergogna.

Dice Prodi che su cose del genere non si deve speculare. Certo che no, ma proprio perché sono fatti gravissimi qualcuno deve pur assumersi delle responsabilità. Se lui non lo fa è lui che specula. Dice D’Alema che se l’opposizione insiste ad attaccare il governo allora si toglie il segreto anche sugli altri sequestri. Bel senso dello Stato! E che cosa pensa di scoprire? Quel che sappiamo già, che si è trattato. Al più potranno venire fuori altri nomi, al più smetteremo anche di considerare Calipari una vittima ed un eroe (quale è).

Nel mentre l’Italia s’affoga in queste polemiche Karzai, capo del legittimo governo afgano, è riuscito a far vedere che i talebani sono così poco pii e così poco amici del loro popolo che su tre persone rapite hanno restituito alla vita solo quello (straniero e non islamico) per cui sono stati pagati e sgozzato i due connazionali islamici, per i quali nessuno trattava. Karzai ha così ricordato alcuni buoni motivi per continuare la guerra, altro che conferenza di pace con i macellai. Questo è il problema politico che ora ci riguarda, giacché rischiamo di essere l’unica presenza non bellicamente attrezzata ed oramai priva di coperture politiche. Posizione assai scomoda, specie se ai militari italiani dovesse malauguratamente capitare d’incontrare quei gentiluomini che il governo italiano ha fatto liberare.

www.davidegiacalone.it

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario