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Il dibattito sul Ciampi-bis

Giù le mani dal Presidente

Tredici mesi che rischiano di essere inquinati dalla bagarre politica

di Roberto Paglialonga - 09 maggio 2005

E Carlo Azeglio Ciampi che ne pensa? Già, perché se la boutade di Antonio Padellaro sull’Unità e a stretto giro di Sandro Bondi sul Corriere della Sera (le cui dichiarazioni sono state raccolte prima da Massimo Franco e poi da Maria Teresa Meli) sulla possibile rielezione al Quirinale dell’attuale Presidente della Repubblica Ciampi ha alzato un polverone politico e scatenato il dibattito all’interno dei due Poli, non si sono ancora registrati commenti significativi dal Colle. Che, come ci informa Paolo Passarini sulla Stampa, lascia filtrare solamente un “malcelato fastidio” e una “qualche sorpresa” del Presidente, “interamente concentrato” sugli importantissimi impegni degli ultimi tredici mesi di mandato. Comprensibile, quindi, la paura di Ciampi di ritrovarsi al centro di beghe politiche, che potrebbero condizionarne l’operato rendendo più difficile il mantenimento del suo alto ruolo istituzionale.

Tentazione però, quella del secondo mandato, che Fabrizio Rondolino sulla Stampa ha ricordato aver colto quasi tutti gli inquilini del Quirinale, compresi i recenti casi di Sandro Pertini e Oscar Luigi Scalfaro. Ma se è umanamente indubbia la soddisfazione che può riguardare i diretti interessati nel sentirsi apprezzati, certo non sfuggono gl’interessi di gran parte della classe politica a che il risiko quirinalizio sia risolto prima della tornata elettorale del 2006. Motivazione segnalata da Stefano Folli sul Sole 24Ore, che vede la ricandidatura di Ciampi funzionale soprattutto all’esigenza di rasserenare gli animi in vista della nuova campagna e alla necessità di dialogo pacato invocata da Pierferdinando Casini, sebbene i due schieramenti partano da considerazioni ben differenti. Con i vertici del centro-sinistra, ancora chiusi in un silenzio tattico (niente dichiarazioni di Romano Prodi, Francesco Rutelli o Piero Fassino), e alle prese con numerose candidature per le posizioni politico-istituzionali (Giuliano Amato al Colle?), che potrebbero essere bruciate proprio da un Ciampi-bis. E il centro-destra, d’altro canto, che vuole garantirsi in caso di nuova sconfitta elettorale e cerca perciò di non essere escluso dalla scelta del capo dello Stato.

Chi auspica una convergenza in tempi stretti sul nome di Ciampi, per meglio predisporsi alla prossima campagna elettorale, è Franco Bechis sul Tempo. Il quale avoca a sé il merito di aver rimesso in pista la candidatura dell’attuale Presidente della Repubblica, e spinge il centro-destra a fare passi ulteriori nella direzione indicata anche dal coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi.

Silvio Berlusconi, invece, si è precipitato a dire che Ciampi non è interessato a un secondo mandato, ma per ora non ci è dato di sapere che cosa pensi davvero l’inquilino del Quirinale del balletto scatenatosi all’indomani del conferimento ad Aquisgrana del Premio Internazionale Carlo Magno. Certo appare abbastanza evidente che sul tema dell’elezione alla Presidenza della Repubblica è in corso un tentativo di strumentalizzazione. Al termine del mandato manca ancora più di un anno, periodo che è opportuno il Presidente affronti con la massima serenità e libertà di movimento. Insomma, giù le mani da Ciampi.

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