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E’ cambiato da quando Reagan lo attaccò

Gheddafi, meglio che gli integralisti

Il dittatore libico chiede risarcimenti al nostro governo, ma è nemico dei fondamentalisti

di Davide Giacalone - 07 marzo 2006

Le parole di Gheddafi suonano offensive, intollerabili, ma sarebbe un errore non coglierne il significato reale: sono una marcia indietro.

L’uomo è quello che è, un dittatore che non esita ad utilizzare l’arma del terrorismo, che ha provato a mettersi alla testa di movimenti arabi ed africani, con arabi ed africani che gli hanno sbattuto la porta in faccia. Quando gli aerei da guerra statunitensi entrarono nel golfo della Sirte per puntare sui libici si alzò il solito, trito coretto della pace e dell’antiamericanismo, al contrario pensavo che Reagan stesse facendo bene. La lezione lo mise per qualche tempo a riposo, ed il suo finanziamento al terrorismo internazionale perse vigore.

Con la Libia c’è un antico contenzioso italiano: da una parte noi non abbiamo rispettato tutte le clausole dell’accordo firmato con re Idris, nel 1956, e relativo ai risarcimenti per l’occupazione coloniale; dall’altra, nel 1970, i libici espulsero la comunità italiana, rubandole ogni bene. Il contenzioso non ci impedisce di commerciare in gas, di fare accordi per il controllo dell’immigrazione, di mandare presidenti del Consiglio come d’Alema e Berlusconi a far visita nella tenda beduina.

Tutto questo per dire che non è il caso di scomodare gli storici ed è meglio concentrarsi su quel che accade. Ma, ancora un’avvertenza: Gheddafi è un nemico della causa palestinese, e, su un terreno diverso, non solo è un nemico di Bin Laden, ma gli integralisti islamici li fa direttamente impiccare.

Dopo la pessima esibizione televisiva di Calderoli il regime libico ritenne utile che la piazza s’agitasse. Era una buona occasione per tirare la corda nei confronti degli italiani, Paese contro il quale, è bene non sottovalutarlo, esiste una festività nazionale che si chiama “Giorno della vendetta”. La piazza, però, non solo si agitò, ma utilizzò la trovata propagandistica di Calderoli per sottolineare l’offesa all’Islam, e nel farlo mise in luce una forte presenza integralista, portò a galla quel che Gheddafi proprio non sopporta, ovvero l’esistenza di movimenti religiosi e politici che sfuggono al suo controllo.

Ecco che, allora, decide di cambiare rotta, sostenendo sì che Calderoli è un nemico dei libici, ma non per le offese a Maometto, bensì perché “fascista e razzista”. Quel che penso di Calderoli l’ho già scritto, così come quel che penso della sua esibizione. Da noi resta in vigore la libertà d’opinione, e, quindi, difendo il diritto del cittadino Calderoli (non del ministro) di dire quel che crede, respingendo, pertanto, tutte le minacce che arrivano dalla Libia. Ma le parole di Gheddafi dicono una cosa diversa, mettono in chiaro che ha avuto paura del ribollire integralista e si è buttato sul fascismo e sul razzismo per cambiare segno alla protesta. Non sembri paradossale, ma a noi fa comodo che le cose vadano in questa direzione.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario