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Disoccupazione giovanile

Gestione del personale

Quante celate discriminazioni nei confronti di aspiranti lavoratori

di Luca Bagatin - 04 maggio 2012

Da qualche tempo sono persuaso che dovrei scrivere un articolo lungo ed esaustivo, relativo alle "selezioni" di personale, in ambito lavorativo. E come potrebbe essere diversamente visto che, molti, moltissimi, in particolare giovani, in questi ultimi anni, stanno disperatamente cercando (o perdendo) un"occupazione ? Non è un discorso retorico e, se c"è una cosa che detesto, sono i discorsi retorici. Non voglio, qui, soffermarmi sulle cause della disoccupazione, in particolare giovanile, che è spesso causata da una legislazione penalizzante per le aziende in termini di possibilità di assumere un giovane: troppi oneri fiscali e parafiscali in primis. Troppi vincoli ai lincenziamenti (il famoso e vetusto Articolo 18 !). Vorrei qui soffermarmi, piuttosto, sulle troppe e nemmeno troppo celate discriminazioni di aspiranti lavoratori, fra richieste di foto da allegare ai curriculum, limiti di età e spesso anche differenze di genere sessuale (e questo non vale solo per le femminucce, anche i maschietti sono spesso discriminati). Mi chiedo quale origine antropologica abbia la psicosi di coloro i quali sono deputati a "selezionare" in siffatto modo e che, per quanto mi riguarda, se fossi un imprenditore, potrebbero anche restarsene a casetta loro. Non si comprende davvero perché discriminare in base all"aspetto fisico (non parlo di cura dell"aspetto fisico, bensì di semplice aspetto fisico), in base al sesso, in base all"età, un candidato ad un qualsivoglia impiego ed, invece, non si selezioni piuttosto in base alle capacità, al merito, al curriculum di studi, alle esperienze, sia lavorative, che formative, che culturali. Persino in base alle passioni ed alla creatività del candidato ! Se ci si sofferma a pensare, ad osservare tutto ciò, si scorge una realtà aberrante, che pure esiste ed è vicina, ed è aberrante proprio perché potenzialmente tocca tutti noi: alti, bassi, in sovrappeso, magri, presunti belli e/o presunti brutti, giovani, giovanissimi, non più giovani, maturi, quasi maturi, vecchi. Tutte considerate "categorie" da "selezionare" in base ad arbitrarissimi criteri. Andrebbe fatta una vera inchiesta approfondita, relativamente a ciò. A quanto accade in Italia e, magari, anche all"estero (ove mi dicono che, ad esempio, negli Stati Uniti d"America, nei curriculum non sia - fortunatamente - nemmeno richiesta l"età del candidato all"impiego). Si potrebbero scoprire scenari davvero curiosi e, spesso, poco produttivi e poco meritorcatici.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario