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Il verdetto delle Quirinarie

Gabanelli candidata al Colle, o al massimo Rodotà

La conduttrice di Report è costituzionalmente eleggibile al Colle, ma non sarà eletta. A cosa serve l’averla proposta?

di Davide Giacalone - 17 aprile 2013

Milena Gabanelli è una giornalista con i fiocchi. Il che non comporta obbligo all’adorazione, né esenzione dall’errore. Per esperienza personale so che avvia inchieste largamente prevenute, ma che non viola la correttezza e non cancella i fatti. E’ molto. Scusate la premessa, però, giacché non c’entra nulla. Serve solo ad evitare che tutto, in questo disgraziato Paese, diventi questione personale, o personalizzata. La cittadina Gabanelli è costituzionalmente eleggibile al Colle, ma non sarà eletta. Il tema di queste righe è: a cosa serve l’averla proposta?

Credo che lo scopo sia schiettamente politico, mirante a far pesare le schede frinenti, non appena se ne manifestasse la possibilità. Ma induce anche in un paio di errori, che si diffondono da prima che nascesse il mondo ortottero e che ne superano i grilleschi confini. Primo errore: il presidente della Repubblica deve essere “super partes”. A parte l’insopportabile latinorum, è un errore costituzionale, oltre che una bestemmia storica. La nomina è politica, come tutte le scelte effettuate dal Parlamento (che nel caso del collegio presidenziale è integrato dai rappresentanti delle regioni, anche loro scelti con criteri politici). La Costituzione prevede una maggioranza che non s’identifichi necessariamente solo con quella di governo. Oggi non si corre nemmeno il pericolo, visto che il governo non c’è. Secondo errore: non esistono “candidature”, proprio perché la Costituzione (se la si leggesse, oltre ad adorarla acriticamente!) non prevede gara, ma ricerca del compromesso. Terzo errore: sarà tanto à la page, anzi, farà tanto fico consultare er popolo, ma la Costituzione vuole l’opposto, sottraendo quella scelta al popolo, proprio per evitare che maggioranze diverse da quelle governative creino un tilt irrisolvibile.

Veniamo alla politica: la candidatura Gabanelli sarà di bandiera. Le truppe pentastellute la useranno per dimostrare d’essere compatte nel sostenere chi denuncia gli intrallazzi e per trafiggere il Partito democratico nel dimostrarlo indisponibile a quella vocazione. La bandiera potrà garrire nelle prime tre votazioni. Che sono anche tre occasioni di residua sopravvivenza per il fu bipolarismo, nel caso in cui raggiunga un accordo (su Giuliano Amato, al momento il più adatto, o il meno disadatto). Dalla quarta in poi liberi tutti, comincia la corrida.

Del resto, che ci faceva il nome di Romano Prodi fra i dieci candidabili movimentati? Passi per Emma Bonino, radicale antipartitica, indissolubilmente legata a Marco Pannella, anche quando ne dissente, e credibile candidata donna. Passi per Stefano Rodotà, che fingevano di dimenticare fosse stato presidente di un partito e lo ricordavano solo giurista pronto a mettere in linguaggio curiale posizioni antagoniste. Ma Prodi, per la miseria: uomo della sinistra democristiana, ex presidente Iri, ministro dei partitocrati, due volte vincitore su Berlusconi, come hanno fatto a metterlo nella lista degli anti casta venuti dal pianeta della verginità? Lui, che corre a Villa Borghese con la scorta! Ce lo misero per sadico calcolo o supina acquiescenza, senza che l’una cosa escluda l’altra. Dimostrazione che il trucco c’è, in questa pretesa trasparenza della mitica (solo per chi non la conosce) rete. E si vede.

Il trucco serve ad affermare una maggioranza presidenziale antitetica ad una potenziale maggioranza governativa, conducendo il Pd al guinzaglio di Casaleggio&Grillo, nonché alla sua polverizzazione. Anche Prodi è stato di bandiera, da qui il suo assai anomalo inserimento. Ad oggi, però, il vero candidato del liberi tutti e della corrida è proprio Rodotà: i figli delle stelle lo hanno fra i nove indicati e la sinistra fra i propri ex presidenti. In quanto alla destra, in quello schema diventa irrilevante. Questo è il panorama, a ventiquattro ore dall’apertura del seggio presidenziale. La candidatura Gabanelli è testimoniale, o conduce a Rodotà. Il Pd e il Pdl, ovvero le uniche due forze che possono reggere un governo, anche dopo eventuali rielezioni rianticipate (perché anche se cambiasse il voto degli italiani non cambierebbe la realtà), hanno tre scrutini per dimostrare di non avere perso la testa. Il resto è andato.

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