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Verso un’ampia convergenza politica e sociale

G20: urge un piano organico anticrisi

Accanto a misure strutturali, sono necessari provvedimenti che ripristinino rapidamente la fiducia

di Angelo De Mattia - 18 novembre 2008

Il G20, pur con le sue conclusioni non del tutto in linea con le più realistiche previsioni, insieme con la quasi contestuale pubblicazione dei dati - di diverse fonti (Istat, Eurostat, Bce, Confindustria) – sulla recessione tecnica in cui si trova l’Italia e sulle pessimistiche prospettive per il prossimo anno (con il Pil a -1%) ha avuto l’effetto, in una con l’estendersi delle aree di disagio sociale, di accelerare la predisposizione di un piano anticrisi. Questo, secondo l’annuncio del Presidente del Consiglio, dovrebbe impegnare ottanta miliardi.

Che dalla mancata azione preventiva di vigilanza a livello internazionale nei confronti della crisi finanziaria si dovesse passare a un piano organico per intervenire d’anticipo sull’impatto di quest’ultima sull’economia reale lo si sosteneva da tempo. Il ritardo non giova certo all’efficacia della prevenzione (fase ormai superata). Ma è recuperabile, se i provvedimenti che saranno adottati potranno avere effetti veloci. Come per il credito e la finanza, accanto a misure strutturali, sono necessari provvedimenti che ripristinino rapidamente la fiducia, così nell’economia reale è oggi vitale che le misure in cantiere migliorino i redditi individuali e familiari e diano così un forte, urgente impulso alla domanda. Salari, stipendi, pensioni, da un lato, costo del lavoro per le imprese, dall’altro, sono le voci su cui incidere. In questo quadro, sarebbe necessaria un’operazione di detassazione, o similare, non limitata agli straordinari nè alle fasce marginali di reddito. Le somme che, secondo la stampa, il Governo vorrebbe destinare a infrastrutture, lavori pubblici e ricerca (arriverebbero quasi a 70 miliardi) sono sicuramente necessarie.

Occorre, ovviamente, aver presente che esse costituiscono l’utilizzo di fondi europei e il trasferimento da stanziamenti già compresi nel bilancio. Ma le opere in questione restano comunque a effetto differito nell’attivazione del “moltiplicatore”. In ogni caso, una cosa è la promozione di nuovi lavori, altro è il completamento di opere in larga parte realizzate. La concentrazione in quest’ultimo versante potrebbe avere più rapidi effetti. Sarebbe già un passo avanti. Tutto ciò, a meno che non si impiantino procedure “extra ordinem”, assolutamente eccezionali (per le opere pubbliche, oltre la legge obiettivo), quale potrebbe essere la previsione di un organismo appositamente delegato a impiantare un procedimento per passare dall’impegno all’erogazione della spesa in tempi velocissimi. Superare tutti i passaggi previsti dall’ordinamento vigente presupporrebbe, però, l’adozione di un’apposita disciplina legislativa e, soprattutto, un ampio controllo parlamentare. Si tratterebbe di fare qualcosa di simile a ciò che F.D. Roosvelt fece, all’epoca della Grande Depressione, con il Tennessee Valley Authority Act.

Tuttavia, accanto a questi interventi, occorrerebbe comunque una adeguata sezione del “piano” mirata alla pronta alimentazione della domanda. Per le imprese, per le quali occorre continuare a incidere sul cuneo fiscale, potrebbe essere addirittura assorbente di molte misure di sostegno l’accelerazione dell’iter di rimborso dei crediti, assai cospicui, vantati nei confronti della Pubblica Amministrazione, come ha sottolineato sabato scorso Paolo Panerai su Milano-Finanza. In un piano della specie una parte non secondaria dovrebbe spettare al sostegno alle banche attraverso la sottoscrizione, da parte del Tesoro, dei prestiti obbligazionali subordinati che saranno emessi dagli istituti di credito – sostegno che al momento non impatterebbe sui conti pubblici – acquisendo, in maniera non dirigistica, l’impegno degli stessi istituti perchè a loro volta sovvengano le medie e le piccole imprese. Un ulteriore bilanciamento dovrebbe essere costituito dal miglioramento della disciplina per il rimborso dei mutui e dal superamento di alcune impostazioni creditizie restrittive. A questo punto, diviene cruciale per l’Italia, così come per gli altri Paesi della Ue, che la Bce abbassi i tassi di riferimento dello 0,75% anche prima della prevista riunione in modo da portarli al 2,50% (e si potrebbe aggiungere “almeno”).

E’ un’elencazione da sogno perchè non considera che i conti pubblici debbono rimanere in sicurezza, come ripete spesso il Ministro Tremonti, mentre le misure indicate fanno leva su spesa aggiuntiva? E’, questo, il punto cruciale. Un’operazione del genere regge se si potrà fruire degli spazi per la finanza pubblica che la Commissione europea, senza scardinare il Patto di stabilità, potrebbe confermare, dopo alcune generiche anticipazioni delle scorse settimane, per rafforzare la strategia antirecessione. Un raccordo sulle misure di questo tipo a livello europeo sarebbe necessario: si avvierebbe così la sperimentazione, in forma meno estesa, del coordinamento che è stato richiesto nel corso del G20. Sarebbe poi opportuna una maggiore trasparenza nella fase preparatoria di questi provvedimenti, anche per evitare, restando in tema onirico, che gli 80 miliardi diventino un brutto sogno quando si viene al “redde rationem”, cioè a fare i conti veri dell’impatto delle effettive erogazioni. Sarebbe l’antidoto a ogni malevolo sospetto che con l’annuncio della cifra si compia il borbonico facite ammuina. In ogni caso, poichè di misure eccezionali si deve trattare, la via maestra sarebbe quella di riuscire a determinare sul “piano”, che per ora resta misterioso, un’ampia convergenza politica e sociale. Ne beneficerebbe non solo l’economia reale, ma anche la finanza. Sarebbe il percorso per una tempestiva approvazione parlamentare.

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