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La strada d'uscita è difficile da trovare

Fuori dalla Seconda Repubblica

Ci servono riforme istituzionali. Questa legislatura è bruciata.

di Davide Giacalone - 23 gennaio 2008

Adesso occorre trovare la strada per uscire dalla seconda Repubblica e costruirne una terza che non sia peggiore. Con Prodi finisce un governo finito da tempo, ma è sfinito l’intero sistema istituzionale e politico, non basta un semplice cambio della guardia. Proviamo a descrivere un percorso virtuoso, ad immaginare come evitare il passaggio dal declino al degrado. Ci servono riforme istituzionali (non solo della legge elettorale), che ci portino ad avere un governo stabile e dotato di poteri, governante, con un parlamento forte, capace di controllare e far crescere i protagonisti dei governi futuri. Questa legislatura è bruciata, distrutta da Prodi, che ne porta la responsabilità. Un governo di larghe intese, pur volendolo considerare utile, non è possibile. Si deve votare, subito. L’elettore non dovrà scegliere solo fra destra e sinistra, l’alternativa è, oggi, da un’altra parte. C’è chi pensa che il bene prezioso della seconda Repubblica sia la possibilità di cambiare governo, l’alternanza. E c’è chi vede che tale bene diventa inconsistente dal momento che i governi perdono sempre e chi vince non governa. Si può puntare sul ripetere il giochetto all’infinito, sperando che, prima o dopo, qualcosa di buono capiti, che crescano coalizioni omogenee e con le idee chiare. Campa cavallo. Altrimenti, senza rinunciare all’alternanza, si devono rompere le odierne coalizioni e forzare la mano in senso maggioritario. E’ quel che sta tentando di fare Veltroni, quel che mostra di voler fare Berlusconi. Sono avversari e tali restano, ma quel tentativo è l’alternativa alla stagnazione. Se saranno coerenti meriteranno di essere premiati dal rispettivo elettorato.

La sinistra perderà le elezioni, la destra le vincerà. Ma se dentro la sinistra le vincesse Veltroni e dentro la destra si affermasse la priorità delle riforme, anche riproponendo quelle costituzionali vilmente abbandonate all’epoca del referendum, la prossima legislatura nascerebbe con la speranza di non essere inutile. Come questa che muore. Fuori dal cerchio stretto della politica politicante c’è un Paese che affonda, s’impoverisce, s’involgarisce e s’incattivisce. Oggi la politica segue e raffigura il degrado. Gli italiani si guardano allo specchio e si schifano. Rompendolo ci guadagniamo sette anni di splendore.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato da Libero di mercoledì 23 gennaio

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario