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Public Policy

Basta con la politica politicata dei soliti noti

Fumate nere all’italiana

Stop a nomine politiche e partitiche, sì a incarichi assegnati a veri professionisti della comunicazione

di Luca Bagatin - 24 ottobre 2008

Ancora fumata nera per quanto concerne l"elezione del 15esimo giudice della Corte Costituzionale e del Presidente della Commissione di Vigilanza Rai. I radicali fanno lo sciopero della fame e a noi rode lo stomaco, nonostante sia discertamente pieno. Ci rode perché ne abbiamo ben d"onde dei ricatti politici fatti passare per "dialogo fra maggioranza e opposizione" - come ha giustamente rilevato l"opinionista Davide Giacalone su "Libero" del 16 ottobre scorso: io voto per Leoluca Orlando alla Commissione di Vigilanza se tu mi voti Gaetano Pecorella alla Corte Costituzionale. Ma stiamo scherzando? E poi questi qui sono quelli che denigrano la Prima Repubblica e.....l"hanno financo distrutta portando via anche ciò che di buono essa aveva prodotto in termini di successo dell"Italia nello scenario internazionale!

Ci rode anche perché, francamente, siamo stanchi di sentir parlare di organismi inutili quale la Vigilanza Rai: orpello del monopolio pubblico radiotelevisivo controllato dai partiti e dalla politica. Ciò, peraltro, la dice lunga sul carattere pseudo liberale di questo nostro Paese e la sua radicatissima (in)cultura cattocomunista e clericofascista e che tanto lo hanno reso l"ultima ruota del carro in Occidente.

La questione è seria, ma anche molto semplice: la Rai è un carrozzone costoso ed inutile. Non svolge servizio pubblico né accresce la cultura del Paese ("Super Quark" e "Voyager" sono rarissimi "raggi di sole" fra le "tenebre" della rincorsa all"audience). Serve unicamente per giustificare l"introito dell"ingiusto ed iniquo canone di abbonamento (spesso peraltro sempre più "eluso" dai nuovi utenti della televisione che preferiscono - e non li biasimiamo - non dichiarare di possedere un apparecchio televisivo), nonché per piazzare i soliti "amici degli amici" e - come dicevamo prima - per garantire un controllo politico e partitico del palinsesto.

E" così dai tempi della Prima Repubblica ed è uno scandalo senza eguali nel mondo civile. Mi fanno sorridere i socialisti di Nencini oggi: fanno lo sciopero della fame imitando Pannella perché le loro proposte di legge non vengono fatte conoscere dai mass media. Ma si ricordano lor signori quando Rai Due era lottizzata al Psi (come Rai Uno lo era alla Dc e Rai Tre al Pci) e non c"era spazio per gli altri? I radicali già allora denunciavano questo scandalo ! Ma i socialisti zitti ! E" un probelma annoso quello della "parzialità dell"informazione", della "mediaticizzazione" ovvero della non-informazione, della non-comunicazione. In Rai.....ma anche negli altri mezzi di comunicazione di massa ove si tende a far passare ciò che conviene di più in quel preciso momento.

Nel silenzio più totale - peraltro - della casta denominata Ordine dei Giornalisti istituita durante il fascismo ed assente in tutti i Paesi civili....guarda caso! La Rai è un carrozzone inutile, dicevamo. La si privatizzi allora, come peraltro previsto dal Referendum del 1995 che abrogò la norma che definisce pubblica la Rai. Referendum che raggiunse il quorum e vinto con il 55 % dei voti. Referendum tradito dalla classe politica di allora: che poi è quella di oggi e che meriterebbe davvero di essere delegittimata dall"elettorato e bollata come antidemocratica (ri-eletta, invece, anche "grazie" all"abolizione delle preferenze sulla scheda elettorale....sic !).

Si privatizzi il carrozzone ed il gioco è fatto: niente più controllo politico sulla televisione, apertura al mercato, ampliamento dell"offerta radio-televisiva e abolizione del canone annuo sulla possessione degli apparecchi televisivi. Ovviamente si preferisce mantenere tutto com"è e puntare a Leoluca Orlando alla Commissione di Vigilanza per dare maggior spazio mediatico al partito di Di Pietro. Oppure darla a qualcun altro, ma sempre per il medesimo motivo in barba al pluralismo ed alla libertà d"informazione! Se proprio si vogliono lasciare le cose così come sono (in barba ai cittadini, lo ribadiamo), almeno si cerchi di limitare i danni e l"intrusione "politica" nei palinsesti.

Si nomini un presidente della Commissione indipendente dai partiti, ma autenticamente competente nel settore. Anche un emerito sconosciuto, va benissimo e forse è anche meglio. La stessa cosa la si faccia con il Consiglio di Amministrazione e la Presidenza della Rai: stop a nomine politiche e partitiche, sì a incarichi dati a professionisti della comunicazione e della cultura indipendente. Mi viene in mente - or ora - un bravissimo giornalista, comunicatore nonché docente universitario: Alessandro Cecchi Paone. Uno che sì, ha fatto anche politica, ma lo ha fatto sempre dalla parte dei cittadini e senza alcun tornaconto "di parte". Ora, io butto lì questa bellissima utopia...concreta.

Siamo purtroppo in pochi a sollevare la questione di cui sopra e la cosa stupisce ancor di più. O forse è l"ennesima conferma che i cittadini sono stanchi della "politica politicata e dell"informazione massmediatica che favorisce solo i soliti noti". Una questione purtuttavia - questa sì - che riguarda la democrazia e la libertà del nostro Paese.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario