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Le lezioni politiche dei cugini francesi

Francia-Italia 6-0

In Europa, sbriciolate le ideologie, lo scontro è fra privilegi sociali e modernizzazione

di Davide Giacalone - 08 maggio 2007

Sei lezioni francesi. Due settimane fa votarono per Sarkozy meno di un terzo dei francesi, oggi è presidente con più voti di quanti ne presero Giscard D’Estaing, Mitterrand e Chirac. Prima lezione: è l’interazione fra sistema istituzionale e sistema elettorale a descrivere l’identità politica di un Paese. Lavorare solo sulla legge elettorale serve a poco.

Il leader della destra, Le Pen, ha invitato a non andare a votare. L’osannato leader del centro, Bayrou, ha invitato a non votare Sarkozy, il quale ha preso i voti dell’uno e dell’altro. Seconda lezione: i capi partito non sono proprietari dei voti e gli elettori non sono greggi. Il voto dei cittadini cambia a seconda dell’offerta e delle alternative reali. Il presidente della Repubblica ha molti poteri, ma non è un monarca. Sarkozy può ora disporre di una maggioranza parlamentare e dar vita ad un governo che gli piaccia, ma dovrà conquistarla ancora alle prossime legislative. Per riuscirci dovrà formare un governo che sappia parlare alla Francia intera, e non solo ai propri elettori.

Terza lezione: quando il maggioritario funziona possono emergere posizioni radicali, ma sono condannate le faziosità di bandiera. La signora Royal ha preso molti voti, che non sono affatto di sinistra o attratti dalla candidata donna. Sono voti di cittadini che, accorsi numerosissimi alle urne, hanno visto il rischio che si voglia cambiare troppo la Francia, troppo rompere con il passato. Quarta lezione: quando la sinistra è interprete della conservazione e delle paure, perde. Nell’italietta della politicuzza si dice che se la sinistra si fosse alleata con il centro avrebbe vinto, così proponendo ai cugini di fare anche loro l’ulivò. Ma se la gauche non ripenserà e cambierà seriamente se stessa sarà Bayrou a papparsela, non viceversa. Quinta lezione: i tattici senza strategia, i politicanti senza idee portano al massacro storie anche secolari.

La sesta lezione ci riguarda tutti: in Europa i confini ideologici si sono sbriciolati, la distinzione passa tra chi vuol conservare il passato, compresi privilegi e sperperi dello stato sociale, e chi non crede che il premio al valore individuale sia nemico della solidarietà sociale, come Blair e Sarkozy. Adesso siamo noi italiani, con il nostro vecchiume ibernato, a restare molto indietro.

Pubblicato su Libero di martedì 8 maggio

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario