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L'attualità del "picconatore"

Francesco Cossiga. Il ricordo di un lettore

"Invano cerco con passo malfermo di evitare la fossa che mi attende"

di Paolo Naccarato - 28 agosto 2012

Francesco Cossiga, giurista e statista, è stato davvero un grande servitore dello Stato dal cursus unico ed ineguagliabile, grande anticipatore nella lettura lungimirante degli eventi futuri spesso all"origine di amare e dure incomprensioni.

Impegnato quasi ossessivamente fin dai primi anni novanta a risolvere due grandi questioni che egli riteneva strategiche e decisive per il futuro del Paese: la ricomposizione del corpo morale e civile della Nazione facendo venire meno la conventio ad escludendum ed avviando il Paese verso la riconciliazione (che dopo aver sdoganato l"MSI pensò anche simbolicamente di realizzare - ispirandosi ad Aldo Moro - con il governo D"Alema), e la Grande Riforma che lo spinse ad inviare un suo messaggio alle Camere del 26 giugno 1991 quale "estremo tentativo di affrontare con gli strumenti della politica quel rinnovamento istituzionale e quell"adeguamento costituzionale per far diventare l"Italia una democrazia normale." "Solo così la società italiana sarebbe stata messa in grado non solo di rispondere alle nuove esigenze politiche dell"Europa unita, del mondo globale ma anche di trovare una soluzione moderna alla crisi economica dello Stato gravato da un insopportabile debito pubblico". Peraltro assolutamente consapevole delle istanze della gente comune, delle inquietudini e delle insoddisfazioni crescenti dei cittadini come si ritrova nel discorso del 1992 con il quale annuncia le sue dimissioni da Presidente della Repubblica: "la gente vuole un governo responsabile e forte, democraticamente forte e perciò controllato, un governo efficiente, coraggioso con programmi chiari e concreti in un sistema istituzionale rinnovato, in cui i partiti che sono strumento indispensabile di democrazia, siano aggregatori di consenso e produttori di proposte e di programmi, concorrano a formare la rappresentanza nazionale e non si sostituiscano ad essa, non prendano - nello Stato e tantomeno nella società - le forme pericolose, ambigue, discriminatrici, spesso prepotenti, che rischiano di alienare il cittadino, non solo dai partiti, ma anche dal sistema democratico". Stupefacente attualità di pensiero e di intuizione politica...

E del resto, seppur quasi mai citato non so se per una ritrosia ad essere contaminati dal "cossighismo", dovendo riconoscere tardivamente la validità delle sue intuizioni, molti temi di questa fase politica in particolare quelli che con consueta abilità pone il Presidente Pierferdinando Casini, confermano che il grande statista e maestro di vita vada ricordato per l"eccesso di lungimiranza che ha caratterizzato la sua lunga vita politica.

Provo a fare qualche esempio:
1) da anni Cossiga andava ripetendo che per affrontare le numerose emergenze del Paese avremmo dovuto chiamare in servizio permanente effettivo il Professor Mario Monti: "sarà premier dopo la cacciata con ignominia di Berlusconi" disse nel 2008 ma aggiungeva meglio se legittimato da un voto popolare;

2) presenza in Europa basata sulla sovranità dei popoli e su istituzioni che siano espressione democratica di esse;

3) sì ad accordi con Massimo D"Alema ed il PD meglio se mangiando insieme a Silvio Berlusconi una nuova crostata magari preparata ancora in modo ineguagliabile dalla signora Letta, se davvero si vogliono fare le riforme durature;

4) sì ad una nuova unione democratica per la Repubblica, vasto rassemblement "in grado di raccogliere le sfide che i mutamenti economici, sociali e culturali pongono anche al popolo italiano in alternativa democratica ai soggetti politici eredi e rappresentanti della tradizione socialista di espressione marxista ed ai movimenti post comunista, distinti e distanti dalla destra;

5) sì ad un soggetto politico nuovo, una grande formazione popolare, liberale e riformatrice con l"ambizione di diventare il primo partito italiano;

6) sì ad una transitoria "collaborazione di Governo per affrontare non solo i gravi problemi delle emergenze immediate, ma anche i problemi più ampi di natura istituzionale, per un Governo di centro-sinistra europeo in cui si incontrano e collaborano tra loro partiti che, anche con diversi accenti esprimono le due grandi aree politiche, culturali europee, quella socialista e quella popolare";

7) no a rifare la DC perché" "non sussistono più le condizioni storiche, interne, internazionali ed ecclesiali che la resero possibile e non opportuno nè per la chiesa nè per la società civile. Seppur sempre fieri ed orgogliosi di esserlo stato";

8) ostracismo assoluto verso qualunque declinazione dell"Ulivo.

Si tratta ancora di questioni centrali della vita democratica e del futuro del nostro Paese che sono sempre lì irrisolte o solo parzialmente compiute che Cossiga pose alle forze politiche nazionali fin dal 1997/98 talvolta per necessità, con quella sua irruenza funzionale a scuotere coscienze sonnacchiose. Forte del suo senso delle Istituzioni, dello Stato, del dovere, con quel rigore morale, quella rettitudine e quell"intelligenza politica che tutti hanno sempre riconosciuto.

Il 16 ottobre 1998 in occasione delle consultazioni del Presidente della Repubblica dopo la crisi del Governo Prodi, per intenderci quando Cossiga "affidò" a Massimo D"Alema l"incarico di formare il nuovo Governo, uscendo del Quirinale tra l"altro disse: "Ho dietro di me 40 anni di vita politica. Vorrei poter chiudere dando un contributo alla creazione di una democrazia realmente competitiva tra schieramenti che esprimono valori diversi ma valori ugualmente democratici".

Oggi vi è un parallelismo possibile fra le due fasi politiche quasi 15 anni dopo? Difficile dirlo, molto dipenderà dalle scelte e dalle decisioni che anche Casini assumerà nelle prossime settimane meglio, come gli ha consigliato Follini che lo conosce bene, se sta attento agli eccessi di furbizie, a partire dal giudizio politico su Silvio Berlusconi che dovrebbe forse rivedere in termini più realisti memore anche del fatto che fu lui a volerlo fortissimamente nel 98/99 nel PPE, allora dominato dal suo amico Aznar vincendo la grande diffidenza che rasentava la contrarietà di persone della statura di Helmut Kohl e Francesco Cossiga. Ancor più nella prospettiva di ascendere al Quirinale: come si può pensare di realizzare un disegno del genere senza il sostegno di chi ha la golden share del PPE in Italia peraltro proprio grazie a lui?

In questo quadro, la " cosa bianca" che verrà (se verrà) se le condizioni politiche non consentiranno ancora di dar vita al partito della maggioranza degli italiani, potrebbe essere un nuovo partito transitorio proprio come fu l"UDR di Cossiga cui Pier non aderì all"ultimo momento e che poi anzi contrastò fortemente. In attesa di costruire il grande partito dei moderati italiani (che, nolente o dolente, dovrà fare i conti con la presenza organizzata del movimento politico di Silvio Berlusconi) in grado di rilanciare l"idea popolare di un grande partito delle libertà. E magari, in occasione della convention del nuovo partito che ancora non c’è, nel concludere il suo discorso il Presidente Casini potrebbe riprendere la celebre citazione cossighiana: "Iddio Onnipotente per intercessione Thomas More, martire, rafforzaci e fai rafforzare sempre nella nostra vita la supremazia della coscienza, sempre fedeli al Re e cioè allo Stato ma anzitutto a Dio e cioè alla verità ed alla giustizia".

Presidente Cossiga, ci manchi da morire ma le tue idee, le tue straordinarie intuizioni e le tue indicazioni vivono in tutti noi, basta soltanto riscoprirle e riconoscerle.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario