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L’agricoltura, forza decisiva per lo start up

Forum “Il Futuro fertile”

Per rifondare lo Stato, serve un nuovo patto sociale, tra cittadini, istituzioni e politica

di Enrico Cisnetto - 27 marzo 2008

Parte oggi a Taormina il secondo Forum di Confagricoltura “Il futuro Fertile: l’agricoltura, forza decisiva per la ripresa dell’Italia”. Un appuntamento, inaugurato l’anno scorso di questi tempi sempre a Taormina, molto atteso non solo dagli addetti ai lavori ma anche, complice la prossimità delle elezioni, dal mondo politico, che sfilerà con tutti i big nazionali in corsa per Palazzo Chigi: Berlusconi, Veltroni, Casini.

L’incontro serve per fare il punto su quello che non a caso si chiama “settore primario” dell’economia: un comparto fondamentale per il sistema-paese, e che però sconta la presenza di pregiudizi antichi nell’opinione pubblica. Fare agricoltura in Italia, infatti, è diventato sinonimo da anni di slow food, di biologico, di produzioni a tiratura limitata: insomma, una visione un po’ bucolica che esclude automaticamente qualunque aspirazione se non alla grandeur, a dimensioni di mercato in grado di rendere le nostre imprese del settore competitive su scala globale. L’abbandono delle produzioni intensive, in particolare, ci ha fatto perdere negli anni quote di mercato a scapito della nostra indipendenza: come è successo nel settore dell’energia, con lo scellerato “niet” al nucleare, così in agricoltura ci siamo legati a doppio filo alle forniture straniere.

Ecco perché siamo oggi sottoposti più degli altri ai rovesci di mercato, che si traducono, molto semplicemente, negli aumenti che notiamo ogni giorno dei prezzi degli alimentari. Anche se nessuno ne parla, perché fanno meno notizia dell’oro e del petrolio, i prezzi di frumento e grano sono ai massimi storici: il maltempo negli Stati Uniti e in altri “stati-granaio” ha fatto impennare i prezzi di queste importanti materie prime, insieme ai nuovi utilizzi di alcune coltivazioni come bio-carburanti. Nel frattempo, le grandi crisi finanziarie degli ultimi tempi – subprime e derivati – hanno spinto i grandi investitori a comprare e vendere anche le commodities agricole in un’ottica speculativa. Per contrastare questo stato di cose è sceso in campo da tempo il numero uno di Confagricoltura, Federico Vecchioni, che anche in questo secondo forum annuale ribadirà i concetti chiave della sua agenda: contrastare la crisi del settore e le visioni anti-moderniste oggi in auge, chiudere con l’impostazione minimalista del “piccolo è bello” – che ha fatto danno in agricoltura come e più di quanto ne abbia fatto nell’industria – affrontare la questione degli Ogm in chiave non ideologica, riguadagnare il gap nei confronti dei nostri competitori internazionali.

Combattere il declino del Paese, insomma, con la consapevolezza che oggi un sistema economico moderno non può fare a meno di una agricoltura forte, con un tessuto di imprese dalla dimensione competitiva adeguata. E competitività significa anche poter disporre di strumenti funzionali alle esigenze dell’impresa e in linea con i tempi che cambiano: oggi non sorprende trovare un’azienda agricola quotata in Borsa (per esempio la Ciccolella, il più grosso produttore di fiori d’Europa), mentre è sempre più sentita l’esigenza di strumenti finanziari nel campo del credito e delle assicurazioni, purché innovativi ed in linea con le esigenze specifiche delle imprese.

Vecchioni, tuttavia, chiede riforme non solo per il settore agricolo. Perchè per togliere il Paese dallo stato di declino e degrado – non solo economico, ma anche culturale e istituzionale – in cui si trova, è necessario rifondare lo Stato, stipulando un nuovo patto sociale tra cittadini, mondo politico e istituzioni. Ecco perché ha appoggiato il progetto di un’Assemblea Costituente, con il compito non solo di rivedere la carta fondamentale, ma anche di ridisegnare l’assetto istituzionale del Paese (via le Province, riduzione a metà del numero dei Comuni e delle Regioni) in senso decisamente anti-federalista.

Da tempo Confagricoltura ha lanciato segnali precisi in questa direzione: nel pieno della crisi del governo Prodi ha siglato infatti, insieme ad altre 10 Confederazioni di impresa, un “manifesto per la governabilità”, nel quale si auspicava una presa di responsabilità della classe politica. Adesso, però, la richiesta si fa più esplicita: l’associazione ha predisposto – insieme con Società Aperta, il movimento politico che per primo e con più forza ha lanciato la proposta della Costituente – un disegno di legge che prevede un’Assemblea in grado di intervenire sull’intero impianto della Costituzione, mettendo mano anche alla legge elettorale.

A quasi due settimane dalle elezioni, dunque, gli imprenditori agricoli lanciano una sfida forte alla politica: per ottenere il loro consenso, i partiti si dovranno formalmente impegnare a far sì che la prossima legislatura approvi subito una proposta di convocazione dell’Assemblea Costituente. Sapendo che se anche siamo nella terra di Tomasi di Lampedusa, Vecchioni e i suoi non si accontenteranno di promesse gattopardesche.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario