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Con l’incontro chiarificatore di Castelgandolfo

Fondamentalismo: nemico di tutti

Il pensiero religioso non segue i ritmi della disputa filosofica. Gli approcci sono diversi

di Davide Giacalone - 27 settembre 2006

L’incontro di Castelgandolfo, fra il pontefice ed i rappresentati di paesi e comunità islamiche, è stato organizzato per porre rimedio alla crisi apertasi dopo il discorso di Ratisbona. In tal senso è stato utile. Ma è stato anche l’occasione per sottolineare un concetto sul quale mi ero già soffermato, e che merita di essere ribadito: la vera superiorità del mondo libero sta nell’avere creato lo Stato laico.
Il pensiero religioso non segue i ritmi della disputa filosofica. Non si confrontano approcci diversi della ragione e del ragionare ai quesiti di sempre, che accompagnarono ed accompagneranno l’uomo. Il pensiero religioso è un contrapporsi di verità. Verità che sono vere perché rivelate da un essere superiore. Quelle verità possono essere, all’interno dei sistemi religiosi, ed a seconda dei casi e delle epoche, interpretate, ma non messe in discussione. Per questo il pensiero religioso è un pensiero assoluto, totalizzante. Il guaio è che le tre grandi religioni affermano tre verità diverse e non conciliabili, e se si allarga la visuale agli altri culti, si ottiene la moltiplicazione delle verità. Una situazione illogica, e potenzialmente pericolosissima. Perché non si trasformi in una fontana di sangue occorre che, sebbene senza venire meno all’affermazione della propria verità, ciascuno tolleri la presenza ed il proselitismo della verità altrui.
Ratzinger ha parlato del rispetto delle differenze. E non è poco. E davvero significative sono le parole del mufti turco, Ali Bardakoglu, il quale, richiesto di dire se la visita del capo cattolico sarà gradita, risponde. “La Turchia è una repubblica laica e democratica. Qui i musulmani convivono in pace con cristiani ed ebrei, da secoli. Per noi far sì che membri di altre religioni vivano liberamente il loro credo è un dovere”. Perfetto. Sono parole da non lasciarsi cadere, anzi, da tenere come preziose nel confronto con il mondo islamico. Non solo perché ispirate alla tolleranza, ma perché contengono il concetto davvero prezioso di “Stato laico”.
Per molti cristiani, in Italia, quel concetto è scontato, così come lo è in vaste zone del mondo. Il che non significa una rinuncia alla testimonianza della propria fede, e neanche dei valori civili e politici che possono derivarne. Ma significa la rinuncia allo Stato confessionale, ovvero allo Stato che richiami una fede, una sola verità, come proprio fondamento morale. Il pericolo rappresentato dal fondamentalismo è proprio l’incapacità di pensare altro che in termini di fondamento e legittimazione religiosa dello Stato. Quello è il nemico della civiltà. Se ora questa consapevolezza, sebbene giunta dopo tragiche vicende, si trova sulla bocca di leaders religiosi, bé, la cosa è da salutarsi con gioia.

www.davidegiacalone.it

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