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Il nuovo redditometro

Fisco con metodo Stasi. Controproducente

Un provvedimento che non farà altro che scavare un solco ancora più profondo fra cittadini e istituzioni

di Massimo Mario - 18 gennaio 2013

Mentre tutti parlano di tasse in campagna elettorale, ecco alcune riflessioni più meditate riguardanti la politica fiscale.
Innanzitutto, sgombriamo il campo da solenni enunciazioni di principio, tanto pseudo moralistiche quanto inutili: le tasse non si devono pagare perché ciò è moralmente doveroso, ma si dovrebbero pagare perché se ne ha un tornaconto in termini di qualità dei servizi resi. Le comunità locali americane pagano volentieri le tasse comunali, ma sorvegliano con la solerzia dei cani da guardia il modo in cui vengono spese. E quando un cittadino si trova di fronte a sprechi, o peggio a ruberie, è inevitabile che sia indotto ad evadere. Quale motivazione, infatti, può indurre un abitante (onesto) di Scampia a fare il suo dovere in materia fiscale?

Altro argomento a mio parere non sufficientemente approfondito è quello della violazione, in materia fiscale, dei diritti costituzionali dei cittadini. Mi spiego con un esempio: se lo Stato, per combattere il “femminicidio” domestico, che pare stia diventando una piaga sociale, mettesse una telecamera sulla spalla di tutti gli uomini sposati e, comunque, li obbligasse a presentarsi in Questura tutte le settimane muniti di un certificato di esistenza in vita e di buone condizioni fisiche della moglie o compagna, noi grideremmo allo scandalo! E altrettanto faremmo se tutte le nostre conversazioni e la nostra corrispondenza venissero intercettate e analizzate da sistemi automatici e da solerti funzionari. Ebbene, è esattamente ciò che avviene con l’adozione del redditometro e del sistema Serpico, metodi da Stasi applicati a tutti i cittadini, considerati presuntivamente colpevoli, fino a prova contraria, prova che peraltro rimane a carico degli stessi! Il bello è che tali sistemi, in realtà, favoriscono enormemente l’evasione, inducendo gli italiani a ricorrere il più possibile al baratto e ai pagamenti in nero. Senza dimenticare, poi, il gusto, tipicamente nostro, ed avente ragioni storiche profonde su cui sono stati scritti interi volumi, di “fregare” lo Stato.

Mi meravigliano due cose. La prima è la miopia dei nostri uomini politici, che danno mano libera all’uso di tali sistemi, senza rendersi conto che innovazioni di questo genere, della cui portata ci renderemo conto nei prossimi mesi, scaveranno un solco ancora più profondo nei rapporti fra cittadini ed istituzioni. La seconda è che gli italiani non abbiano ancora preso in mano i forconi e non siano scesi in piazza per protestare contro queste angherie anticostituzionali di cui, oltretutto, nessuno si occupa in campagna elettorale. Evidentemente perché, con la nostra mentalità catto-pauperistica, siamo convinti che siano mezzi giusti per combattere l’evasione fiscale. Fino a che non colpiranno anche ciascuno di noi.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario