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Abbiamo il divorzio più lento d'Europa

"Finché morte non vi separi"

In Francia legislazione efficiente, in Italia si disincentiva il matrimonio

di Davide Giacalone - 14 dicembre 2007

“Finché morte non vi separi”, non è solo la formula dell’amore canonizzato, ma anche quella del divorzio dilazionato. Abbiamo il divorzio più lento d’Europa: a parte i tre anni di separazione ci mettiamo circa seicento giorni per una sentenza di primo grado e circa cinquecento per il secondo. Più di sei anni da quando ci si è detti addio. La morte, così messi, è una probabilità, ma anche una tentazione.

Al presidente Sarkozy, che del divorzio è frequentatore recidivo, è sembrato troppo che in Francia ci si metta, nel caso sia consensuale, tre o quattro mesi. Il ragionamento è questo: quei due decisero da soli di piacersi, poi di convivere, poi di sposarsi. Auguri. Ora, sempre da soli, decidono di divorziare: che si accomodino da un notaio, rendano ufficiale e pubblica la rottura del contratto che li lega, e se ne vadano per la loro strada senza imporre agli altri i costi di un giudice e di un tribunale, ed a se stessi quello degli avvocati. Applaudo. Le cose non possono che andare diversamente se c’è conflitto e se ci sono minori, ma è proprio perché le leggi favoriscono l’accordo che, in quel Paese, più della metà dei divorzi è consensuale. Da noi no, da noi il giudice deve sempre dire la sua, deve anche provare a riconciliare la coppia, come se fossero cavoli suoi o ci fosse un vantaggio collettivo a vederla trascinare il matrimonio. Magari qualcuno pensa che agendo in questo modo si tutela il sacro istituto del matrimonio, si tenta di tenere unite le famiglie, che è gran bella cosa. Chi lo pensa non conosce la realtà, perché avviene l’esatto contrario: in Italia ci si sposa di meno e si fanno meno figli che altrove. Quindi non si tutela un bel niente, semmai si disincentiva. Fingiamo di non saperlo e paghiamo cara l’ipocrisia, continuando a pompare soldi del contribuente in una macchina giudiziaria che gira a vuoto ed inquinando il principio di responsabilità individuale con una pretesa morale giudiziaria. Portiamo fino in cassazione anche le speranze sessuali, facendo entrare il giudice nel letto e senza che l’affollamento risulti eccitante. Ma tacciono, di questo, le corporazioni togate, le cattedre di diritto, le coscienze sempre vigili. Capirei vi fosse un’inchiesta su fornicazioni ministeriali, ma qui si parla di cittadini e di diritto, roba per maniaci.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato da Libero di venerdì 14 dicembre

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