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Beppe Grillo, dal blog all'<i>Herald Tribune</i>

Finalmente un leader alternativo

Non tutte le sue battaglie sono condivisibili. Però rivoluziona il modo di far politica

di Donato Speroni - 24 novembre 2005

La battaglia di Beppe Grillo per espellere dal Parlamento i condannati con sentenza passata in giudicato può essere condivisa o criticata, a seconda che si pensi, come Marco Travaglio, che risponde a un giusto bisogno di pulizia o, come il Riformista, che si tratti di una indiscriminata persecuzione verso chi ha pagato il proprio debito con la giustizia, debito che comunque non contemplava l’esclusione dai pubblici uffici. Ma la sua iniziativa non può essere liquidata come la boutade di un comico, come ha cercato di fare, tra gli altri, Paolo Cirino Pomicino.

Grillo in realtà sta rivoluzionando il modo di far politica, come ha segnalato la rivista Time e come è stato anche commentato in un articolo su Terza Repubblica. Lui stesso, in un articolo pubblicato da Internazionale.it, ha raccontato la sua evoluzione, da quando in teatro concludeva gli spettacoli sfasciando a martellate un computer, alla decisione nel gennaio scorso di aprire sul suo sito http://www.beppegrillo.it un blog, cioè un diario pubblico in italiano e in inglese e di fare di internet il suo principale strumento di lavoro e di azione politica.

Il suo sito ha oltre centomila visitatori al giorno: pochi quotidiani in Italia superano questi indici di lettura. I suoi testi ricevono centinaia di commenti. Molti di questi sono veri e propri articoli che conferiscono al suo blog un valore collettivo. Le sue battaglie diventano una bandiera per un pubblico che è stanco dei modi tradizionali di fare politica. Attraverso internet Grillo raccoglie anche fondi, che gli hanno consentito di pubblicare la pagina di denuncia dei parlamentari condannati sull’Herald Tribune.

Per molti giovani (e anche non giovani) Grillo è il portabandiera di una società nuova basata sul rispetto dell’ambiente, su comportamenti responsabili da parte dei consumatori e sulla lotta ai sovrapprezzi dovuti al marketing e alla pubblicità. Non è un comico che fa politica, come ce ne sono tanti in questo Paese, ma un comico che sta diventando un leader politico. E sa guardare avanti: il fatto che il suo blog sia leggibile anche all’estero e disponga di tutti i marchingegni necessari per segnalare automaticamente ai lettori ogni aggiornamento è una componente importante del suo successo. In aggiunta ai suoi spettacoli, che gli offrono occasioni d’incontro con migliaia di persone, ha anche lanciato l’iniziativa “Beppe Grillo meetup groups” (utilizzando un software liberamente disponibile in rete) per organizzare riunioni non virtuali tra i suoi sostenitori in Italia e all’estero. I primi incontri si sono già tenuti. Abitate a Jena, in Germania, e volete sapere quando si svolgerà un Beppe Grillo meetup group vicino alla vostra città? Basta riempire la mascherina corrispondente e lasciare l’email, sarete avvisati.

E’ di destra o di sinistra Beppe Grillo? Dipende dal nostro concetto di destra o di sinistra. Forse è la dimostrazione che questi concetti significano sempre meno. E’ contrario a ogni establishment consolidato, ma è anche antistatalista. E’ attento ai problemi dei disoccupati, ma favorevole a una vera concorrenza. Le cose che dice piacciono alla gente e potrebbero anche diventare un programma politico, ma per ora Grillo anziché proporre liste elettorali preferisce martellare: non più i computer ma preferibilmente i politici, che lui definisce "i nostri dipendenti". In prospettiva potrebbe essere la vera alternativa a noi riformisti, che non abbiamo la sua carica polemica e cerchiamo di modificare questa società attraverso proposte costruttive e limitate. Di certo, un’alternativa più moderna dei partiti che da noi si definiscono “verdi” o “comunisti”. Sicuramente più divertente.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario