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Un esempio su tutte: quella recente sulla droga

Fieno per ruminanti nei testi legge

Scritte male, spesso contengono il contrario di quel che proclamano. Dubbi di chi legge

di Davide Giacalone - 18 aprile 2006

La legge sulla droga, approvata nello scorso febbraio, è un esempio perfetto di come le cose non si dovrebbero fare. E dato che siamo all’alba della nuova legislatura, vale la pena sottolinearlo.
Il nostro sistema legislativo sembra fatto apposta per animare interminabili e terribili guerre di principio, al termine delle quali del principio si perde la traccia, rimanendo dei prodotti sui quali i superstiti continuano la propaganda, quasi del tutto ignorandone il contenuto. Mancando l’istituto delle leggi inemendabili (presente in altri sistemi democratici), la battaglia campale degli emendamenti produce testi quasi illeggibili, come specificamente questo, che ha anche un articolo “4 vicies ter”, che, tradotto in italiano leggibile, vuol dire che ha ventitrè articoli con il numero 4. E questo sarebbe niente, fieno per ruminanti pandette, se non fosse per il merito.
Le bandiere in campo sono queste: da una parte chi (come me) ritiene che la peggiore cosa che capita ad un drogato è drogarsi e la migliore è smettere, pertanto vuole che quel comportamento sia penalmente punibile, sebbene sia contrario alla pena del carcere e chieda l’intervento delle comunità; dall’altra chi ritiene che drogarsi non è (forse) una bella cosa, ma la peggiore consiste nel finire fra le mani di spacciatori e delinquenti, per questo chiede la depenalizzazione del consumo e, a seconda dei gusti, anche la liberalizzazione del commercio. La prima cosa è considerata di destra, la seconda di sinistra. Avrei molto da obiettare, e penso che questa sia una gran castroneria, ma la faccio breve e vengo al dunque. Essendo in maggioranza il centro-destra è stata approvata una legge che la sinistra definisce liberticida, propagandista, destinata a mandare in galera migliaia di poveri ragazzi e così via esagerando. Quelli del centro-destra ribattono che non è vero, che la si deve finire con il permissivismo, che occorre salvare Dio, Patria e Famiglia. Nel mentre il clangore delle spade ottunde i duellanti, qualche volenteroso vada a leggere quel che stabilisce la legge.
Il secondo dei ventitrè articoli 4 modifica quanto sancito dall’articolo 73 … lasciamo perdere. Stabilisce che le pene si applicano “avuto riguardo” che le droghe di cui si è trovati in possesso “appaiono destinate ad un uso non esclusivamente personale”. Poi andate a leggere le tabelle relative alle quantità che si possono liberamente possedere, e scoprite di potere portare in tasca una ventina di spinelli, dieci dosi di cocaina, cinque di eroina. Morale: basta essere drogati per potere liberamente commerciare in droga, fare gli spacciatori (e le due figure sono una sola, nel mercato reale). Forse anche a prescindere dalle tabelle, visto che basta l’uso sia personale. E questa sarebbe la legge repressiva?
Scritta male, contiene il contrario di quel che proclama. Il lettore, pertanto, è assalito dal dubbio che a scarseggiare fosse la buona fede, o ad abbondare fossero gli stupefacenti. Quel che di buono c’è, nella legge, è quel che si è salvato della vecchia Iervolino-Vassalli, comprese le sanzioni amministrative. Per quel poco che contano.

www.davidegiacalone.it Pubblicato su Libero il 18 aprile 2006

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