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Quando non tutti i mali vengono per nuocere

Fiat perde la Opel e si salva

La battaglia per il salvataggio della Opel si è conclusa a scapito della competitività dell'azienda

di Maurizio Mistri - 01 giugno 2009

Nella corsa al controllo della Opel la Fiat esce, fortunatamente, perdente. Tra breve spiegherò perché per la Fiat alla fine può essere una fortuna dover rinunciare alla Opel. Nella vicenda si sono intrecciate questioni economiche e, purtroppo, questioni politiche, che hanno finito per prevalere su quelle economiche. In effetti in Germania, che è chiamata a votare per le elezioni europee e che, soprattutto, più avanti dovrà votare per le elezioni politiche, le forze politiche volevano trovare una soluzione immediata ai problemi occupazionali che una chiusura della Opel avrebbe determinato, mentre apparivano meno attente alle ragioni della sostenibilità nel tempo del risanamento economico, finanziario e progettuale di tale casa automobilistica.

Così la battaglia per il salvataggio della Opel si è trasferita all’interno del governo tedesco, con la cancelliera Merkel un po’ più attenta alla razionalità del progetto di salvataggio della azienda ed i socialdemocratici orientati a cavalcare le parole d’ordine del salvataggio, a breve, della occupazione, senza curarsi della sostenibilità di un piano orientato a salvaguardare la competitività futura dell’azienda. Per tal via il governo tedesco non ha trovato di meglio che mettere all’asta la Opel assegnandola al concorrente che avrebbe assicurato il salvataggio, per il 2009, del maggior numero di posti di lavoro, ma non il salvataggio in prospettiva dell’azienda.

I due concorrenti, come è noto, sono stati la Fiat e la Magna, una società canadese partecipata dal magnate russo Oleg Deripaska, che tuttavia sembra esser in crescenti difficoltà finanziarie, dovendo rimborsare importanti prestiti ricevuti da alcune banche occidentali. Man mano che l’asta procedeva le due aziende, per non perdere il contatto con il governo tedesco, hanno ridotto il numero dei posti di lavoro da sopprimere, mettendo in ombra i problemi rilevanti della sostenibilità economica e finanziaria nel tempo dell’intera operazione.

La Magna ha via via ridotto la valutazione degli esuberi dalle originarie 12.000 a 2.000 unità, in ciò trovando fervidi sostenitori nei socialdemocratici. Difficile dire se a favore della opzione Magna abbia giocato un ruolo quello Schroeder che è stato cancelliere socialdemocratico e che poi è passato al servizio di Putin. La Merkel si è trovata stretta in una morsa, tra il sindacato e il partito socialdemocratico, deciso a mettere la Merkel contro il sindacato dei metalmeccanici. La Fiat, quindi, si è trovata costretta a seguire Magna su tale strada. Nel frattempo le cose si sono complicate ulteriormente perché la General Motors intende cedere anche la Vauxhall e la Saab.

A questo punto il governo inglese e quello svedese chiedono al compratore che dia garanzie di mantenere i livelli di occupazione, qualunque sia l’andamento del mercato. Magna sembra disponibile e non credo che la Fiat potesse fare promesse che, in una situazione di crisi del mercato, avrebbero potuto compromettere il futuro dell’azienda torinese, tanto che il sindacato italiano cominciava a temere per il mantenimento dei livelli occupazionali in Italia.

Io penso che nel progetto della Fiat ci sarebbe stata la razionalizzazione delle produzioni, in modo da raggiungere economie di scala. Solo così si sarebbe potuto giustificare l’operazione di salvataggio della Opel. Una simile strategia è stata, di fatto, rigettata dal sindacato tedesco, tanto che Magna mostra di non prenderla in considerazione, anche perché Magna non è nelle condizioni di dover integrare la produzione della Opel con quella delle sue attività. Ecco, allora, che una Opel di proprietà di Magna non si troverebbe nelle condizioni produttive migliori di quelle lasciate da General Motors. Inoltre Magna si troverebbe a produrre le attuali vetture della Opel, ma non ha nessuna cultura aziendale nel campo della produzione di automobili, e non possiede alcuna progettualità in materia di automobili.

Prevedo, allora, che nel giro di un anno, o forse meno, la Opel gestita da Magna sia costretta a chiudere i battenti, a mano che il governo tedesco non si impegni a sostenerla finanziariamente, senza limiti di tempo. La Fiat ha fatto bene a non rilanciare ulteriormente perché le condizioni poste dal governo tedesco avrebbero compromesso le strategie di crescita della intera Fiat.

Il mercato tedesco è certamente un mercato importante; tuttavia la Fiat lo può aggredire con i propri modelli e, semmai, con una alleanza seria, come potrebbe essere, ad esempio, quella con la BMW. Comunque, ho l’impressione che quando si riaprirà la crisi Opel, in Germania saranno molte le teste che cadranno, a cominciare da quelle del sindacato.

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