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Public Policy

La politica si arrende alle corporazioni

Fermi, senza sapere perché

Arriva lo sciopero dei trasporti: tutti indignati, ma nessuno agisce

di Davide Giacalone - 30 novembre 2007

Ciucciamoci anche lo sciopero generale dei trasporti, arrabbiati e rassegnati, senza più neanche domandarsi il perché. Nessuno lo sa. A nessuno importa. Certo, vale la roba di sempre: i sindacati, la trattativa interrotta, il tavolo saltato, la convocazione rinviata. Insomma, la metropolitana è ferma. Provi a cercare motivazioni meno autoreferenziali e trovi prose di questo tipo (sindacalese letterale): “scarsità di risorse in finanziaria, assenza di una strategia complessiva e mancanza di concertazione”. Varrebbe per tutto, e comunque non significa un accidente. Alitalia è in bancarotta pur facendo pagare il Roma-Milano più del volo per New York. Servizi a bordo: bibita sponsorizzata e ritardo incorporato. Il governo ha concepito il sistema di vendita peggiore e s’è incartato, ora la si consegnerà al mercato seguendo la mappa delle banche e dei gruppi da favorire. Comunque, meglio darla che tenerla. Le Ferrovie aumentano i prezzi mentre le carrozze per i pendolari peggiorano e l’alta velocità di lusso cammina più lentamente di trenta anni fa. Le metropolitane non si fanno e gli autobus restano intrappolati nel traffico, dato che le corsie preferenziali sono occupate da vetture in divieto. Talune direttamente dei vigili urbani. L’unica cosa che tutti questi settori hanno in comune è che oggi si fermano. Che il cielo li trasporti. Il capolavoro si tocca con i taxi. Nel giugno 2006 fui fra i pochi che appoggiarono il decreto Bersani. Ci vogliono più taxi e più concorrenza. Bersani se lo rimangiò (e l’opposizione di centro destra festeggiò anziché protestare, perché sono ragazzi strani). Veltroni fece il mediatore: ce la vediamo noi sindaci, gente buona, negoziatori esperti. Un anno e mezzo dopo le tariffe sono aumentate ed i taxi no, in compenso si consente ad una categoria di bloccare la capitale solo perché il sindaco buono s’è accorto che sta facendo la figura del pirla e s’è deciso a dire (mica fare) che darà più licenze. I cittadini, dunque, sono cornuti e mazziati. Oggi anche fermi. A riflettere.

La politica esercita l’arte levantina del non governo, arresa alle corporazioni, discutendo con finto fervore del quasi nulla, sfoderando l’immobile e vorace dinamismo del succhiatore alla cannuccia. Al domani hanno delegato Rossella O’Hara: giovane, donna e del sud.

www.davidegiacalone.it

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario