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Non c’è il clima giustizialista di 13 anni fa

Fazio si dimette. Tardi e male

Ora le priorità sono indagini chiare, nomina del successore e varo della legge sul risparmio

di Davide Giacalone - 19 dicembre 2005

Le dimissioni di Antonio Fazio arrivano tardi ed arrivano male. Ha un bel dire che la decisione è stata presa in modo autonomo, ma è un fatto che la magistratura era già oltre le porte, e la politica, a lungo tentennante e divisa, dopo che i due schieramenti s’erano alternati nel far da sponda alla sua resistenza, alla fine lo aveva abbandonato. Neanche l’avere ancora in mano l’autorizzazione richiesta dall’Unipol ha più potuto svolgere la funzione deterrente, per almeno gran parte della sinistra. Per queste ragioni, come osservavo venerdì scorso, oramai Fazio era giunto al capolinea. Il tempo era scaduto ed il danno era stato fatto.

Le dimissioni avrebbero avuto ben altro significato quattro mesi fa, e lo stesso Fazio ne sarebbe uscito con qualche ammaccatura, ma con gli onori che spettano a chi non si sottrae al dovere di proteggere l’istituzione. Oggi si possono usare solo parole di circostanza, sincere per quel che serve.

Toltosi di mezzo Fazio, restano tre problemi: a. la nomina del successore; b. l’azione delle procure; c. le riforme pendenti.

Il successore deve essere nominato subito, seguendo l’iter stabilito. E’ da escludere che si possano attendere le elezioni politiche. E’ auspicabile che si tratti di persona capace di non destare reazioni scomposte, almeno fra le forze cui ancora può attribuirsi la ragionevolezza.

Le indagini della magistratura devono andare avanti, così come prescrive la legge e come chiede l’etica pubblica. Siano vaste ed estese quanto necessario, si svolgano con gli strumenti del diritto, approdino al più presto possibile a delle richieste di rinvio a giudizio. Nel caso si allarghino a dismisura, nel caso siano coinvolti fatti e persone nuove, si agisca con pragmatismo, stralciando di volta in volta quel che può essere subito mandato al giudizio. Nessuna giustizia trionferà se, nel corso del prossimo anno, la gran parte dei coinvolti non saranno prosciolti o destinati al loro giudice naturale.

Le indagini coinvolgeranno persone impegnate nella vita politica. Si proceda, nei loro confronti, con tutta la severità e tutte le garanzie previste dalla legge. Non si facciano paralleli con il giustizialismo di tredici anni fa, per due ragioni, che approfondiremo in seguito: 1. allora il tema vero, benché negato, era il finanziamento della politica; 2. allora un ruolo importante, benché non positivo, lo svolse il presidente della Repubblica.

Infine c’è il problema delle riforme. Si perda l’occasione di varare, subito, la legge di tutela del risparmio, di rimodellare la Banca d’Italia prendendo finalmente atto che con l’euro è cambiato tutto, tranne via Nazionale, ed il mondo politico, la maggioranza in particolare, avrà dei seri problemi a rivolgere la parola a quanti sono stati rapinati da chi ne custodiva il denaro.

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