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Public Policy

Nessun innocente alla ThyssenKrupp

Fausto destino o negligenza?

Servono più controlli e nuove norme sulla sicurezza nei posti di lavoro

di Davide Giacalone - 10 dicembre 2007

A partire dall’inizio del secolo e fino al 2005 gli incidenti mortali sul posto di lavoro sono costantemente e consistentemente diminuiti, dall’anno scorso hanno ripreso a crescere, pur restando sotto la media europea. Le leggi son sempre le stesse, quindi il problema non è quello. Il modo in cui sono morti gli operai della ThyssenKrupp, a Torino, è talmente raccapricciante da imporci di esaminare il problema sotto tre profili di, generale, responsabilità. 1. I dirigenti di quel gruppo industriale non possono cavarsela dicendo che tutto era a posto, intanto perché non hanno funzionato due estintori su due. E la Confindustria non può chiudere la faccenda dicendo che certe cose non devono succedere. No, se si ritiene di dovere espellere il piccolo industriale che non regge alle pressioni della delinquenza organizzata e paga il pizzo, non si può poi pensare di lasciar correre un’acciaieria dove gli estintori sono vuoti o scaduti e degli operai bruciano vivi.

Alla stessa azienda, inoltre, occorre tenere un significativo corso di comunicazione, e far presente che: a. i dirigenti sono responsabili, quindi si presentano, al pubblico ed alle famiglie, non foss’altro per porgere le condoglianze; b. non si apre una sottoscrizione, mettendo benevolmente a disposizione un conto bancario, ma si stanziano le somme necessarie alle famiglie ed al ripristino della sicurezza.

2. I sindacati non devono sentirsi immuni da colpe, perché l’organizzazione del lavoro è tema di contrattazione decentrata e se in quello stabilimento si facevano turni troppo lunghi (per comprendervi lo straordinario) ed in condizioni non ottimali erano le organizzazioni dei lavoratori a dover sollevare il problema. Un sindacalismo tutto concentrato sulle rivendicazioni salariali e sulla tutela del posto di lavoro è funzionale alla conservazione delle inefficienze, comprese quelle sul lato della sicurezza.

3. E’ vero che non servono nuove leggi, ma non per questo il mondo politico può sentirsi assolto. Occorrono controlli seri e non meramente formali, occorre una vigilanza sulla sicurezza che non sia mero adempimento burocratico. L’avere incluso, inoltre, l’omicidio colposo, quindi l’ipotetico reato commesso dal datore di lavoro che non provvede alla sicurezza dei lavoratori, fra quelli per cui vale l’indulto, avere, pertanto, vanificato l’esito di tutti i processi in corso, non agevola certo il timore della legge e la convenienza del suo rispetto.

Il combinarsi di queste tre responsabilità rende quell’incidente, come gli altri, odioso al di là delle statistiche e, comunque, non archiviabile come un semplice e doloroso lutto.

www.davidegiacalone.it

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