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Il complesso degli ex-Pci verso la storia

Fassino, Craxi e le verità nascoste

A sinistra rinnegare il passato è il miglior viatico per conservare il posto. E la faccia.

di Davide Giacalone - 12 aprile 2007

Ho il cuore tenero, e mi si spezza nel vedere quel pover’uomo di Fassino continuare a sputare sul passato suo, dei suoi compagni e del suo partito pur di stare a galla. Se lo risparmi, perché tanto è un falso, e gli spiego il perché in meno di 2300 battute. Che il comunismo sia stato e sia fame, terrore e morte non c’è bisogno che lo dicano loro, lo sanno tutti quelli che non vivono nell’analfabetismo della fede ideologica. Questo giudizio, che non sarà mai smentito, non porta automaticamente all’inferno tutti quanti furono comunisti, perché in quel vasto popolo c’è un esercito di persone che fu in buona fede e credette di essere dalla parte della ragione. Militarono, invece, al fianco d’affamatori e carnefici, mancando loro la capacità ed il coraggio di accorgersene (e sì che alcuni lo gridarono!).

Questo vale per il gregge, ma non per i pastori. Loro sapevano. Sapevano che Togliatti fu complice della carneficina, sapevano del Gulag, sapevano delle persecuzioni e della fame, sapevano di essere mantenuti con i soldi inviati dalla potenza militare che avrebbe voluto annientare la libertà. Lo sapevano Fassino, D’Alema, Veltroni, Mussi, ovviamente Berlinguer, Natta & C.. Lo sapevano tutti quelli che sono ancora lì, dato che mancano solo i morti, e sapevano di aver preso soldi sporchi di sangue fino al 1991. Ripeto: fino al 1991. Contro la loro macchina propagandistica, contro l’enorme potere economico che derivava loro dal sommare i soldi sovietici a quelli della lottizzazione, si batté il mondo democratico, ed in particolar modo la sinistra democratica. Per battersi ebbe bisogno di soldi, e se li procurò chiedendoli in Italia.

Dice Violante che si deve riabilitare Craxi. Fassino concorda, io no. Semmai è la sinistra democratica che dovrebbe stabilire se vuol riabilitare questi bugiardi, falsi, persecutori, sfuttatori d’amicizie giudiziarie, inquinatori della democrazia, traditori della sinistra. Manca ancora la verità su tangentopoli, e sulla bugia non si costruisce. Gli effetti di quegli abominevoli errori li scontiamo ancora, e se fosse sincero il ripensamento dovrebbe riguardare la nostra storia ed i posti dove il Gulag è ancora aperto, come a Cuba. Ma non c’è morale, in quelle parole, solo convenienza e desiderio di conservare il posto avendo perso l’identità.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato su Libero di giovedi 12 aprile

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario