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I debiti crescono sempre di più

Famiglie in rosso

Lavoro italiano meno pagato della media europea, ma anche meno produttivo.

di Davide Giacalone - 08 gennaio 2008

Le famiglie indebitate crescono, e cresce anche l’incapacità di far fronte ai debiti. I due dati s’accompagnano ed aggravano l’un l’altro. Il “rosso”, quindi i conti che vanno in scoperto, le rate di muto non pagate, come le rate del credito al consumo e le carte di credito, giungono ad una sofferenza pari a 11,292 miliardi, 880 milioni in più in dodici mesi, con un incremento dell’8,5%. Ma cresce anche la corsa ad indebitarsi, con le domande di mutui che salgono del 10,3% e 30 miliardi di nuovi debiti contratti. Se a questo s’aggiunge che i valori degli immobili, cui spesso il debito s’appoggia, sono oggi altissimi e ragionevolmente destinati a decrescere, mentre i tassi d’interesse a crescere, il quadro non è confortante. Pensare che un utile rimedio sia la crescita dei salari, della quale sindacati e governo stanno trattando, è sciocco. Una rincorsa di quel tipo provoca solo inflazione, e dato che nell’euro non c’è concessa la svalutazione quella febbre non farebbe che indebolire un corpo già malato. Non siamo alla bancarotta generalizzata (anche se cresce il numero di quelli che ci arrivano), il nostro resta un Paese ricco e ricche restano le famiglie, ma questi dati segnalano che il tempo a nostra disposizione s’accorcia, e, come capita per gli oggetti che cadono dall’alto, la velocità aumenta in maniera sempre più marcata. Il tempo per cosa? Per le riforme strutturali di cui tanto si parla e per le quali poco si fa. Il lavoro italiano non è solo meno pagato della media europea, è anche molto meno produttivo. Perdiamo produttività, sono dati contenuti in uno scritto di Tito Boeri e Luigi Guiso, da anni ed il costo del lavoro per unità di prodotto è, rispetto alla Germania, raddoppiato rispetto al 2001. Contemporaneamente è cresciuta la pressione fiscale, senza che i tesoretti in questo modo accumulati siano serviti ad intaccare il nostro problema più grande, il debito pubblico. Che ci costa sempre di più e sempre di più c’impoverisce. Detassare è indispensabile, ma deve essere fatto in modo significativo, non con brodini tiepidi che non servono a rilanciare i consumi. E servono ancora meno, anzi sono negativi, se quei brodini non s’accompagnano ad un taglio netto e serio delle spese. Si deve puntare sul premio alla produttività del lavoro, che è il contrario degli aumenti generalizzati. Si deve spingere per il premio all’impegno, che è il contrario dell’abbassamento dell’età pensionabile. Si deve favorire la spesa per investimenti in infrastrutture comprimendo quella corrente, che è il contrario di quel che si è fatto per portare a casa risultati di deficit e fabbisogno di cassa illusoriamente positivi. Si deve premiare il merito portando la scuola ad essere severamente selettiva, in modo da preparare i giovani non a carriere protette, magari statalizzate ed inevitabilmente sempre più povere, ma alla competizione su mercati aperti, dove la raccomandazione o le amicizie familiari non serviranno a nulla. Le famiglie in rosso, che la Banca d’Italia segnala in aumento, possono essere la spia che ridesta dal torpore e segna la ripartenza. O saranno l’avanguardia di una popolazione che incoscientemente continua a mantenere un tenore di vita del tutto incompatibile con la situazione reale.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario