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Tre importanti questioni su sui porre attenzione

Famiglia, fisco, servizi

Le riforme che servono alla famiglia sono le stesse che servono a tutti

di Davide Giacalone - 11 novembre 2010

Neppure la famiglia è sfuggita al vizio italico di parlare per principi, possibilmente contrapposti, dimenticando i numeri e la realtà. Ci si azzuffa con impeto se si tratta di distinguere le famiglie con o senza matrimonio, mentre si ritiene noioso occuparsi di quelle con difficoltà reali. Tre sono le questioni sulle quali sarebbe saggio concentrare l’attenzione: figli, fisco e servizi sociali.

1. E’ ragionevole adottare politiche di favore per le famiglie con figli. Che i genitori siano sposati o meno è questione che riguarda loro, di scarso rilievo collettivo visto che, giustamente, la legge tutela la prole indipendentemente dal vincolo fra chi li ha messi al mondo. Non è ragionevole sostenere le famiglie senza figli, perché non si distinguono dagli altri cittadini, che vivano da soli, in coppia o in una comune, senza distinzione di sesso.

Sostenere i figli ha un rilievo non esclusivamente morale e sociale, ma economico. Se si ragiona, come ha preso a fare l’Italia, come una collettività che non si sviluppa ma campa di rendita, è evidente che meno siamo e più ce ne tocca (i figli di un tempo vivevano in dieci in una casa, quelli odierni hanno due case a testa). La propensione alla filiazione è anche fiducia nel benessere futuro, destinata a contrarsi ferocemente se si vive solo per consumare quel che si ha e con scarsa propensione a produrre nuova ricchezza.

2. La spesa pubblica per la famiglia è la più bassa d’Europa, ma non lo sono i trasferimenti verso le famiglie. Detto in modo diverso: destiniamo poco alla famiglia e di più ai familiari. Si deve tenerne conto, altrimenti parliamo di cifre irreali.

Da molte parti si propone l’introduzione del “quoziente familiare” che è un modo per distribuire il reddito, quindi la sua tassazione, fra i diversi membri della famiglia, anziché imputarlo, come oggi, al solo redditiero. Però, non prendiamoci in giro. Se ci paragoniamo alla Francia, dove dividono per il numero dei familiari, una famiglia di 4 persone con un reddito entro i 50mila euro paga da noi 13.000 euro di tasse e ne pagherebbe 2.500. Ma chi ci crede al fatto che noi si sia in grado di abbassare la pressione fiscale, in assenza di ristrutturazioni profonde? Quindi aumenterebbero le tasse altrove, che paghiamo sempre noi. Non si può procedere per pezze, si deve ritessere l’intera trama.

3. Per aiutare realmente le famiglie servono servizi, non mance per le nascite e sconti ripresi altrove. I nostri ragazzi stanno a scuola più della media europea, ma quando escono, specie nelle grandi città, si trovano nel deserto strutturale, relegati alla solitudine elettronica. Lo sport è un tema da bar, non una disciplina praticabile. Per non parlare di quelli che hanno problemi di salute. Così come le famiglie sono abbandonate a sé stesse nel gestire gli anziani. Con il risultato che il tasso di donne al lavoro è scandalosamente basso. Altra ricchezza che si brucia.

Se si ragiona sulle questioni reali, dunque, ci si accorge che una sana politica “per la famiglia” non ha nulla di diverso da una saggia politica per lo sviluppo e per una società vivibile. Le riforme che servono alla famiglia sono le stesse che servono a tutti, possibilmente avendo le idee chiare su quali interessi favorire e quali avversare (perché non si riforma nulla tutelando tutto e tutti). Mentre è inutile a chiunque questo modo di procedere per polemiche sussultorie: incandescenti quando scoppiano e subito dopo dimenticate, senza che sia cambiato un accidente.

Pubblicato da Il Tempo

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario