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La bufala del mostro tunisino e l’indulto

Fallito totalmente l’obiettivo

L’emergenza era il sovraffollamento carcerario, ma è stato commesso un grave errore

di Davide Giacalone - 14 dicembre 2006

Il tunisino accusato non ha ammazzato nessuno, l’indulto non c’entra niente, quasi tutti i giornali hanno titolato con una bufala. Data per acquisita la superficialità copiona e la rozzezza conformista di certo giornalismo, veniamo all’indulto, che sta dispiegando tutti i suoi malefici effetti. L’immigrato in questione non ha sterminato la sua stessa famiglia e non è un mostro, in compenso è uno spacciatore di droga. Fu arrestato, condannato, poi liberato. Delinquenti e spacciatori ce ne sono, e non pochi, anche fra gli italiani, meritando tutti la galera, ma se quelli che arrivano da fuori li trattiamo con tanti riguardi, li liberiamo prima che scontino la pena, permettiamo loro di entrare ed uscire dall’Italia, continueremo ad attirarne a frotte. Già oggi la nostra giustizia (che fa pena da sola) è ingolfata da un numero impressionante di procedimenti relativi agli immigrati. Per loro valga ogni lecita garanzia, ma quando di uno si dimostra la colpevolezza, togliamocelo dai piedi.
L’indulto doveva servire per tamponare l’emergenza del sovraffollamento carcerario. Ha totalmente fallito l’obiettivo. L’indulto, prima di essere giudicato buono o cattivo, va valutato dal punto di vista dell’efficacia: è stato inutile. Incontro spesso, pubblicamente, esponenti del centro sinistra che dicono: mica l’abbiamo votato solo noi. Mentre quelli del centro destra svicolano e preferiscono tacere. Oramai, per tanti politicanti, il mondo si riduce alla contrapposizione destra-sinistra, il resto non conta. L’indulto era il peggiore strumento possibile rispetto all’obiettivo, perché non ha risolto un bel nulla, le carceri sono piene come prima, ed in più o si celebrano processi suicidi o si assiste a tribunali che, per ripicca, emettono condanne maggiorate di tre anni, la giusta pena più l’indulto. Oggi sono i magistrati stessi a chiedere che si aggiunga anche l’amnistia, per non essere travolti dalla mole di processi arretrati, che anche per loro responsabilità si è accumulata. L’autoamnistia.
Sostenere che una famiglia era stata sterminata a causa dell’indulto è risultato un errore di fatto, oltre che una castroneria. Ma le colpe dell’indulto restano lì, e sono quelle di un mondo politico capace di litigare solo su carriere ed onorari, allestendo i funerali della giustizia.

Pubblicato su Libero del 14 dicembre 2006

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