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Il mercato della telefonia mobile italiano

Fallimenti virtuali

In Italia più che di concorrenza è meglio parlare di connivenza

di Davide Giacalone - 07 aprile 2008

C’è chi dice, adesso, che gli operatori mobili virtuali sono falliti, in Italia, visto che non c’è stata alcuna diminuzione apprezzabile delle tariffe. Il fatto è che non può fallire chi non è mai esistito, ed in Italia (lo scrissi per tempo) gli operatori virtuali non ci sono mai stati. Le varie Coop e Poste non sono affatto operatori virtuali, ma rivenditori di traffico altrui con marchio proprio. Non agiscono in modo indipendente, ma sono subordinati alla volontà dell’operatore mobile che consente loro questo tipo di commercio. Ed il tutto avviene sulla base di contratti che potrebbero essere considerati illegittimi, se solo esistessero veramente delle autorità (si settore ed antitrust) che controllano il mercato. Per esempio: è vero o no che nel contratto di Poste è previsto un tetto alla migrazione dei clienti provenienti dall’operatore concedente? Se è vero, questo è un evidentissimo ostacolo al mercato. Ma c’è di peggio.

Il mercato della telefonia mobile italiano, in modo irragionevole, era fatto prevalentemente di schede prepagate. L’incubo della bolletta, persecutrice storica degli italiani sottoposti ai monopoli, favoriva la “liberazione”, anche se questa era pagata a caro prezzo. Se in quella realtà si fossero fatti nascere i veri operatori mobili virtuali, ovvero soggetti dotati di licenza pubblica, indipendenti dai gestori principali, cui questi ultimi erano tenuti ad offrire (ovviamente remunerati) l’uso della rete, avremmo visto comparire offerte come quelle dell’inglese Virgin, che a chi paga prima offre uno sconto, non un aggravio di tariffa. Invece si è tenuto chiuso il mercato, sviluppando più la connivenza che la concorrenza, ed ora ci si rallegra per la migrazione degli italiani dalle prepagate agli abbonamenti, ancora una volta in assenza dei veri operatori virtuali.

La concorrenza, infine, non necessariamente porta alla diminuzione delle tariffe, perché può invece od anche portare ad un aumento dei servizi offerti. Da noi né l’una né l’altra cosa, con la comica aggravante di dare per fallito chi non è mai neanche arrivato. Il tutto condito da politici sparaballe che si riempiono la bocca di liberalizzazioni e dirigenti d’azienda di stampo napoleonico, che ben testimoniano la severa selezione cui il mercato li ha sottoposti.

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