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Elezioni regionali: il caso Lazio

Fair play democratico

Quel che serve all’Italia è migliorare il clima politico

di Livio Ghersi - 02 marzo 2010

L"esclusione della lista del PdL di Roma dalle elezioni regionali del Lazio non ha scusanti dal punto di vista delle dinamiche interne di partito, perché chi aveva la responsabilità di presentare la lista avrebbe dovuto attrezzarsi per arrivare puntuale alla scadenza con le carte in ordine. Anche chi, come me, è estraneo a quel partito ed è mero spettatore delle vicende laziali è portato ad esprimere un giudizio politico negativo.

Si tratta ora di valutare come si possa risolvere il problema sul piano giuridico. Secondo me, viene in considerazione un interesse che, dal punto di vista della sostanza della democrazia, dovrebbe essere prevalente rispetto ad ogni altro: l"interesse al regolare svolgimento della competizione elettorale, che sarebbe falsata dalla assenza di una lista sicuramente largamente rappresentativa del Corpo elettorale locale.

Alcune leggi elettorali, nel disciplinare il procedimento, contengono disposizioni del seguente tenore: "In tutti casi in cui l"ufficio centrale circoscrizionale rilevi irregolarità meramente formali, che si palesano tali da poter essere rapidamente sanate tramite un"opportuna correzione o integrazione della documentazione prodotta, invita i delegati delle liste interessate a regolarizzare la documentazione presentata, ... eccetera" (sto citando l"articolo 16 bis della legge regionale siciliana 20 marzo 1951, n. 29, nel testo introdotto dall"articolo 20 della legge reg. sic. n. 7/2005). In altri termini, vale il criterio del favore per la sostanza della competizione democratica rispetto al mero formalismo giuridico.

Nel caso in questione, risulta non rispettato il termine ultimo di presentazione delle liste; per questa fattispecie è prevista, di regola, la sanzione della ricusazione della lista. Tuttavia, sempre secondo me, i giudici competenti potrebbero arrivare ad un"interpretazione diversa, apprezzando alcune circostanze di fatto: in primo luogo non si tratta di un ritardo di 24 ore, ma di mezz"ora; poi si può dimostrare che i delegati della lista interessata fossero arrivati per tempo e si fossero messi in coda per la consegna della documentazione, salvo allontanarsi improvvidamente a ridosso della scadenza del termine.

Si tratterebbe di un"interpretazione innovativa, che sicuramente costituirebbe precedente; di cui chiunque, in futuro, potrebbe trarre vantaggio. In altri termini, fermo restando che la mancanza di alcuni requisiti è insanabile, per cui, ad esempio, vanno depennati dalle liste tutti quei candidati per i quali non sia stata presentata la dichiarazione di accettazione della candidatura, si potrebbe stabilire che la mera inosservanza di un termine procedurale, apprezzate le circostanze di fatto, possa essere sanata.

Ovviamente, nessun giudice avrebbe tanto coraggio se coloro che pensano di trarre vantaggio elettorale dalla esclusione della lista iniziassero a gridare al golpe. Penso che lo schieramento alternativo alla Polverini avrebbe tutto da guadagnare in simpatia se, con fair play, accettasse di non opporsi alla riammissione della lista. Servirebbe a migliorare il clima politico.

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