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I brogli sul voto degli italiani all’estero

Facciamo giustizia

Urge una riforma della materia, indipendentemente dal cambiamento del sistema elettorale nazionale

di Davide Giacalone - 26 giugno 2008

La giunta per le autorizzazioni a procedere, al Senato, ha stabilito che il senatore Di Girolamo, Pdl, non può essere arrestato. Hanno fatto bene, ma non hanno risolto il problema. La decisione è stata quasi unanime (è mancato solo il voto dell’Italia dei Valori, oramai dedita al qualunquismo giustizialista), perché la richiesta della procura era priva di senso. Ricordiamolo ancora una volta: si può privare un cittadino della libertà, senza che vi siano condanne da scontare, se c’è il rischio concreto dell’inquinamento delle prove (che qui manca, dato che risulta tutto per via documentale), se c’è pericolo di reiterazione del reato (che in questo caso sarebbe elettorale, quindi ripetibile fra cinque anni!), o pericolo di fuga all’estero, e quest’ultima ipotesi sarebbe comica, visto che si rimprovera a Di Girolamo di non essere stato regolarmente residente all’estero. Richiesta respinta, dunque, e da archiviare fra le sbruffonerie giudiziarie.

Il guaio resta, però. Sul voto degli italiani all’estero pesa il costante sospetto che molte cose siano storte. Sciatteria, a volere essere ingenui, imbroglio, più probabilmente. Un cittadino italiano mi scrive, dal Brasile, documentando la pazzesca storia di elenchi manipolati, certificati che non si trovano o che diventano anonimi, voti non più verificabili. Nella stessa area, alle elezioni del 2006, un eletto di sinistra è stato sostituito da un altro, in modo a dir poco rocambolesco. Il tutto coinvolgendo la responsabilità delle nostre rappresentanze diplomatiche. Al Ministero degli Affari Esteri farebbero bene a gettarci un occhio non distratto, perché non ha senso considerarle delle “normali” disfunzioni. La burocrazia consolare, del resto, è coinvolta anche nel caso Di Girolamo che, nel migliore dei casi, ha preso la residenza estera giusto per approfittare di questo meccanismo elettorale.

Tutto, insomma, suggerisce di mettere mano alla riforma della materia, indipendentemente dal cambiamento del sistema elettorale nazionale. Ed il Senato che è stato severo con i magistrati lo sia anche con i senatori. L’idea di far votare gli italiani all’estero s’è affermata in modo bislacco, ma s’è concretizzata in modo sospetto, peggiorando la nostra immagine nel mondo e danneggiando i connazionali che nel mondo si fanno onore.

Pubblicato su Libero di giovedì 26 giugno

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