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Ciò che lo Stato dovrebbe fare

Evasione fiscale

Tutti si devono impegnare nella lotta contrp l'evasione fiscale per attuare la ripresa economica

di Roberto Orfei - 12 marzo 2012

I provvedimenti presi dal governo Monti possiamo considerarli quasi tutti validi, anche se agiscono pesantemente sulla leva fiscale. Quello che però stupisce è che l’evasione fiscale, tranne gli spot radiotelevisivi e i blitz spettacolari, ne è uscita indenne anzi - visti gli aumenti dell’IVA - è diventata e diventerà più appetitosa e redditizia. È una situazione strana, determinata dall’ambiguità degli studi di settore che hanno dimostrato i loro limiti e inefficienza. Quanto fatto dal governo potrebbe rivelarsi insufficiente e per prevenire momenti più difficili bisogna rompere gli indugi e intervenire.

Ai commercianti che sembrano essere i soli evasori e responsabili un’esortazione: ACQUISTATE TUTTO CON FATTURA, EMETTETE TUTTI GLI SCONTRINI FISCALI (è logico che per omettere lo scontrino fiscale si è acquistato in nero). NON FATE PIU’ IL GIOCO DEI GRANDI EVASORI. A fronte di ciò, lo Stato s’impegni ad abolire gli studi di settore, istituzione infelice e a volte istigatrice all’evasione, se si supera la congruità, o alla chiusura se non si è congrui. Torniamo a tassare l’esatto reddito d’impresa. Subito dopo, la pressione fiscale potrebbe essere ridotta nella misura che l’intelligenza dei contribuenti permetterà con l’adesione a quanto detto. Ciò potrebbe essere un segnale per tutte le altre categorie. Evadere non conviene a nessuno, neanche ai grandi evasori. Siamo tutti sulla stessa barca.

Possiamo evitare il naufragio se tutti diamo una mano a tamponare questa grande falla: L’EVASIONE. Ne usciremo con orgoglio e dignità e getteremo così le basi per la tanto necessaria ripresa economica. L’argomento è stimolante e riveste fondamentale importanza per la giustizia sociale e per il bene di quelli che verranno: facciamo in modo che chissà quante future generazioni non abbiano a maledirci per la nostra meschinità, vigliaccheria e disonestà. Questo vale per tutti: amministrati e amministratori.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario