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In costante aumento la domanda italiana

Eureka! La cultura aiuta l’economia

Idea Grosse Koalition per un tema sul quale i programmi elettorali si sovrappongono

di Paolo Bozzacchi - 08 marzo 2006

Cresce in modo costante la domanda culturale interna. Questa la foto scattata dalla Fondazione Cotec per l’Innovazione tecnologica.

L’affluenza in siti di proprietà statale dal 1996 al 2004 è passata da 25 a 32 milioni di presenze. Il numero di italiani che hanno visitato mostre temporanee è raddoppiato nel decennio 1990-2000 (siamo al 23%), mentre in Europa la media di chi ha frequentato almeno una volta all’anno un museo è del 30%, col picco svedese al 52%.

Questo a dimostrazione che la fame di cultura in Italia aumenta con numeri che fanno invidia nera a quelli della crescita economica, e che al tempo stesso sarebbe possibile fare ancora molto di più. Considerando, inoltre, la composizione del pubblico italiano, emerge un dato particolarmente significativo in ottica futura. Il 16% dei visitatori, sono infatti studenti, mentre gli stessi studenti rappresentano solo il 9,9% della popolazione. Ciò significa che l’attenzione riservata dalle nuove generazioni alla cultura è molto vivace, e quest’ultima aumenterà inevitabilmente – in tempi medi– le dimensioni del mercato di settore.

C’è da ben sperare quindi, in un momento storico in cui i conti dello Stato non tornano, e gli schieramenti politici si trovano in grave difficoltà a spiegare come potranno finanziare le tante promesse elettorali. La cultura rappresenta una risorsa ineguagliabile, che se valorizzata adeguatamente, può dare risultati inaspettati. Occorre sottolineare, fra l’altro, che tra Stato e Comuni viene raggiunto il 64% delle proprietà museali in Italia. Ciò significa che a beneficiare dei potenziali risultati economici del settore sarebbe anzitutto la collettività, piuttosto che le imprese private.

Nel programma dell’Unione la cultura è molto citata, tanto da dedicarle un intero capitolo, intitolato “La ricchezza della cultura”. Molto valorizzato il concetto di distretto culturale, finanziato attraverso parte dell’otto per mille e da parte degli introiti del gioco del lotto. La Casa delle Libertà considera, a sua volta, la valorizzazione dei beni culturali quale importante volano per lo sviluppo economico. Le due strategie, almeno su questo, sembrano sovrapposte. La Grosse Koalition italiana potrebbe senza intoppi partire proprio da qui.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario