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Il governo prepara misure contro le Opa ostili

Eni ed Enel, poison pills e tubatico

L’energia italiana non può fare investimenti. E’ troppo impegnata a distribuire dividendi

di Alessandro D'Amato - 07 ottobre 2005

E così, il governo studia una pillola avvelenata per Eni ed Enel. Con l’articolo 55 della legge Finanziaria, “Categorie di azioni e strumenti finanziari partecipativi”, prepara una golden share mascherata che permetterà, in caso di Opa ostile, di deliberare un aumento di capitale nelle due società grazie al quale il Tesoro potrà far salire la propria partecipazione.

Chiare sono le intenzioni di questa mossa: mettere sul mercato un altro 20-25% delle due società (accaparrandosi un guadagno di una trentina di miliardi di euro) per dare ossigeno alle casse statali. Ma, visto che in questo modo le due società diverrebbero scalabili, e farebbero gola a qualsiasi competitor estero per il loro core business e l’alta redditività, il governo Berlusconi cerca di tutelarsi.

L’intento è nobile, per carità: l’energia è un settore delicato, nel quale anche gli altri paesi europei sono andati con i piedi di piombo nelle liberalizzazioni. Un settore strategico, nel quale, in un periodo in cui il costo dell’energia sta salendo, gli investimenti in ricerca e sviluppo delle due società possono essere decisivi per l’industria e per i servizi. E soprattutto, l’interesse pubblico nel mantenere il controllo nel settore energetico si può considerare di molto superiore a qualunque interesse privato di banche, assicurazioni e fondi che potrebbero vedere nell’investimento in Eni o in Enel un’occasione di guadagno, senza preoccuparsi delle conseguenze che potrebbe arrecare una gestione delle due aziende in nome soltanto del profitto. Il problema è: come si lega tutto questo con il tubatico, la tassa sul tubo (un prelievo fiscale di 2,5 miliardi di euro in tre anni a carico di Snam e Terna)?

In un articolo sul Corriere del 7 ottobre, Mucchetti critica il tubatico con argomenti validissimi: visto che dal dividendo straordinario di Snam al governo arriva poco (il grosso compete ai soci privati), ecco il modo per strappar loro qualcosa e portarsi a casa qualche soldo per tappare i buchi. Le azioni di Snam e Terna – conclude Mucchetti – che erano state presentate come obbligazioni a rendimento sicuro, non riuscirebbero a pagare i dividendi attesi a chi ha investito, e, senza risorse non potranno migliorare la rete di distribuzione lasciando i loro ex azionisti in posizione dominante e dando un’ulteriore colpo alla concorrenza.

Ma, si potrebbe aggiungere, non sarebbe anche il caso di smetterla di trattare le due società come galline dalle uova d’oro o, peggio ancora, come vacche da mungere? Ad ogni chiusura di bilancio le due società si devono dannare per cercare di staccare un dividendo che soddisfi gli appetiti del Tesoro e permetta di ridurre il deficit. Ma quando Eni ed Enel potranno cominciare ad investire in ricerca e sviluppo? Quando potranno utilizzare gli utili in un’ottica di politica industriale, visto che il loro settore è, per stessa ammissione implicita del governo, strategico?

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